Sempre più saracinesche abbassate: "Persi 100mila posti di lavoro tra crisi e liberalizzazioni"

Secondo un sondaggio Confesercenti-Swg il 67% degli italiani ritiene che in soli due anni il proprio quartiere ha visto diminuire nettamente i negozi di vicinato

Secondo un sondaggio Confesercenti-Swg il 67% degli italiani ritiene che in soli due anni il proprio quartiere ha visto diminuire nettamente i negozi di vicinato. "E’ uno dei dati che la nostra Associazione - afferma Roberto Manzoni, Presidente Provinciale Confesercenti - ha illusrato alla Camera dei Deputati per ribadire la forte insoddisfazione nei confronti dell’approvazione del provvedimento sugli orari dei negozi che ora passa all’esame del Senato". Molti degli intervistati hanno segnalato che i negozi di cui erano clienti abituali non ci sono più ed il 59% del campione dà ragione a chi ritiene che la normativa della “liberalizzazione selvaggia” vada rivista. 

Fra crisi di consumi, mancanza di credito, affitti elevati e liberalizzazione l’esito è stato devastante in questa lunga crisi con oltre 124 mila negozi chiusi e l’accelerazione della desertificazione dei centri urbani. "Le vie commerciali delle nostre città, dei paesi, le piazze, presentano sempre più file di saracinesche abbassate - evidenzia Manzoni -. Inoltre gli effetti della liberalizzazione senza regole e la crisi hanno prodotto più di 100 mila posti di lavoro perduti solo fra il 2012 e il 2013. Anche in questo caso stanno prevalendo le logiche dei poteri forti. Continueremo d insistere perché la legge sugli orari, ora al Senato, venga modificata in direzione di un maggiore equilibrio e sosterremo le regioni che hanno richiesto un referendum per la revisione della deregulation".

Manzoni ribadisce che "è falso affermare che ce lo chiede l’Europa e che la liberalizzazione si è rivelata inefficace sui consumi e sull’occupazione.  La stessa concorrenza ha subito distorsioni gravi a scapito delle piccole superfici: ormai il 74% del commercio alimentare è in mano alla gdo come il  59% del no-food. La riduzione delle vendite ha reso più drammatica la situazione dei piccoli esercizi che hanno perso il 7,8% ma la liberalizzazione non ha provocato benefici di sorta anche per la gdo che ha accusato una flessione del 2,2%. È in forte crescita la quota dei negozi sfitti. Bisogna trovare una soluzione migliore e più equilibrata partendo dalla precedente proposta delle 12 chiusure obbligatorie durante l’anno declinate con flessibilità introducendo la possibilità da parte dei Sindaci di modificarle  a seconda delle esigenze del territorio".

"Alla nostra iniziativa è giunto un messaggio del Presidente della Pastorale del lavoro Mons. Giancarlo Bregantini che ha ricordato le parole del Papa quando ha sostenuto che “la domenica va resa libera dal lavoro, eccettuati i servizi necessari, per affermare che la priorità non è a livello economico , ma all’umano, al gratuito, alle relazioni non commerciali ma familiari”, Bregantini si augura che si possa “incidere sui parlamentari con proposte ferme pur se progressive - conclude Manzoni -. In merito a questa proposta ci rivolgiamo nuovamente e pubblicamente ai parlamentari locali interpellati a suo tempo anche sulla nostra proposta di legge “Libera la Domenica” affinchè intervengano e sostengano con coerenza la necessità di un ripensamento profondo della Legge, ricercando soluzioni equilibrate e utili e non prese in giro come quella delle 6 chiusure obbligatorie in un anno".

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