Un migliaio in meno rispetto al 2016: continua il calo delle imprese giovanili

Negli ultimi cinque anni, la quota delle imprese attive nel settore dei servizi è lievitata di ben 9,2 punti percentuali, trainata dalla crescita dei servizi non del commercio

La base imprenditoriale regionale giovanile continua a contrarsi più rapidamente rispetto a quanto avviene a livello nazionale. E’ quanto emerge dai dati dal Registro delle imprese delle Camere di commercio elaborato da Unioncamere Emilia-Romagna. A marzo le imprese attive giovanili si sono ridotte a 28.806, pari al 7,1% del totale delle imprese regionali. In un anno sono diminuite di 1.420 unità, pari ad una riduzione del 4,7%, con una sensibile accelerazione della tendenza negativa, la più rapida dal settembre 2014, mentre le altre imprese sono lievemente diminuite (-0,3%). Da tempo, la tendenza regionale risulta più pesante di quella nazionale, dove le imprese giovanili (478.297, pari al 9,3% del totale) diminuiscono del 2,7 per cento. Si registrano aumenti solo in Basilicata, Sardegna e Trentino-Alto Adige.

La forma giuridica. La riduzione è da attribuire principalmente alla flessione molto ampia delle ditte individuali (-1.247 unità, -5,3%), ma spicca la contrazione delle società di persone (-9,7%, pari a 226 unità), attribuibile all’attrattività della normativa delle società a responsabilità limitata semplificata, che sostiene la crescita sempre più contenuta delle società di capitale (+63 unità, +1,6 per cento). Negli ultimi cinque anni, il rilievo delle società di capitale è aumentato di 5,2 punti percentuali, mentre quello delle ditte individuali si è ridotto di 2,4 punti percentuali e quello delle società di persone di 2,9 punti percentuali.

I settori. La crisi dei settori produttivi tradizionali ha colpito particolarmente le imprese giovanili. La loro riduzione è determinata soprattutto dal crollo delle costruzioni (-876 unità, -12,5%), settore che sconta gravi difficoltà, al quale si aggiungono la rapida caduta dell’industria (-140 unità, -6,2%) e l’ampia flessione dell’insieme del settore dei servizi (-462 imprese, -2,4%), più marcata nel commercio (-340 imprese, -4,4%) e  più lieve nell’aggregato degli altri servizi (-122 imprese, -1,1%). Risultano in crescita solo le imprese giovanili attive nell’agricoltura, silvicoltura e pesca, +58 imprese, +2,8 per cento, effetto del rinnovo generazionale e dello sviluppo di forme di autoimpiego. Negli ultimi cinque anni, la quota delle imprese attive nel settore dei servizi è lievitata di ben 9,2 punti percentuali, trainata dalla crescita dei servizi non del commercio. Al contrario il rilievo delle imprese delle costruzioni si è assottigliato di quasi un terzo (-9,4 punti percentuali).

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