Adattare regole Basilea al sistema italiano

Adattare regole Basilea al sistema italiano

Adattare regole Basilea al sistema italiano

Le modalità con cui sono stati introdotti i criteri di Basilea 2 hanno reso più difficile e oneroso l'accesso al credito per le imprese minori, ossatura del sistema imprenditoriale italiano. Per questo occorre venire incontro con urgenza al problema finanziario delle piccole e medie imprese, valorizzando il ruolo delle Associazioni di categoria e del sistema dei Confidi, modificando i requisiti patrimoniali delle banche e rendendoli più flessibili. Questo per impedire che il credito, per le aziende che lo meritano, si riduca proprio nei momenti più difficili.

 

Basilea 2, infatti, nasce avendo come riferimento un sistema di imprese strutturate e di medio-grande dimensione, quali quelle che prevalentemente operano nei sistemi economici di matrice anglosassone. Il sistema imprenditoriale italiano, viceversa, presenta caratteristiche completamente diverse, che male si adattano a sistemi standardizzati di valutazione del merito di credito. Questa specificità è facilmente desumibile dalla distribuzione delle imprese per forma giuridica. Le imprese individuali sono oltre 2,8 milioni e rappresentano il 64,7% del totale, mentre il 18,8%, pari a oltre 822 mila imprese, è costituito da società di persone. È appena il caso di ricordare che, secondo la Banca d'Italia, al 31 ottobre 2009 i finanziamenti alle imprese fino a 19 addetti erano pari a circa 164 miliardi di euro su un totale di circa 888 miliardi. In pratica il 18% del totale e, di conseguenza, molto al di sotto della quota di contributo al Pil di questo segmento di imprese.

 

L'imprenditoria di tipo personale costituisce l'83,50% delle imprese italiane. Per questi soggetti non c'è distinzione tra patrimonio personale dei soci e patrimonio dell'impresa, per cui risulta strutturalmente difficile individuare criteri oggettivi/quantitativi di valutazione del merito del credito. Ciò implica un approccio diverso di valutazione rispetto alle società di capitali. Le regole attuali premiano i valori di bilancio, dal fatturato al cash flow e questo penalizza le aziende che, pur avendo chiuso il 2009 con i conti in rosso, continuano ad avere prospettive di crescita. In quest'ottica, è necessario valorizzare il ruolo delle Associazioni di categoria e del sistema dei Confidi che, condividendo il rischio di credito delle imprese da loro garantite, sono in grado di contribuire a una corretta valutazione da parte delle banche del merito creditizio dell'impresa. Questo grazie a una consolidata conoscenza one-to-one, frutto di un rapporto privilegiato sul territorio di competenza, maturato nel tempo. Ricordiamo che, nello scorso anno, CNA ha potuto garantire oltre 79 milioni di finanziamenti grazie ad Unifidi, dei quali poco più del 20% relativi a pratiche di investimento e il 79% alla richiesta di liquidità dalle imprese. Il taglio più richiesto è quello dai 15.000 ai 60.000 euro e la durata dai 48 ai 60 mesi; la percentuale media di garanzia si aggira intorno al 46%.

 

È indispensabile, inoltre, rendere flessibili i requisiti patrimoniali delle banche, calibrandoli in senso anticiclico, per evitare che si riduca il credito alle imprese sane nei momenti più critici e introdurre trattamenti fiscali che favoriscano l'apporto di capitale nell'impresa da parte degli imprenditori, contribuendo così al miglioramento degli indici patrimoniali e di solvibilità dell'impresa stessa.

  

Lorenzo Zanotti

Vicepresidente provinciale CNA Forlì-Cesena

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