Botteghe storiche, qualcosa in più si poteva fare

Botteghe storiche, qualcosa in più si poteva fare

La Regione Emilia Romagna ha recentemente approvato una legge che intende promuovere e valorizzare le botteghe storiche del nostro ambito regionale. Indubbiamente questa volontà è senza dubbio importante e significativa, ma occorre vedere più nello specifico come è stato costruito il provvedimento, per valutarlo appieno.

L’obiettivo dichiarato della legge è quello di promuovere la conoscenza, la valorizzazione delle attività commerciali ed artigianali che abbiano valore storico, artistico, architettonico ed ambientale e che costituiscono, perciò, testimonianza della storia, dell’arte, della tradizione, imprenditoriale e mercatale locale. Si sono individuati due ambiti di interventi, specificati quali “bottega storica” o “mercato storico”.


La condizione è che l’attività sia svolta da almeno 50 anni continuativi nello stesso luogo, anche se con denominazioni o gestioni diverse, ma che abbia mantenuto le caratteristiche imprenditoriali originali. Se si tratta di attività di somministrazione quali “osterie” , il titolo di bottega storica in deroga, può essere previsto anche con solo 25 anni di attività.

Ci spiace che nella messa a punto di un provvedimento significativo come questo, una associazione come CNA che oltre alle imprese di artigianato artistico, associa in regione quasi 6000 imprese commerciali, non sia stata tenuta sufficientemente in considerazione, quando ha avanzato proposte, a nostro parere, migliorative del testo base.


E’ stata , è vero, recepita la nostra richiesta di considerare botteghe storiche tutte quelle attività artigiane che hanno i requisiti di “ anzianità” , non solo quelle che vendono i propri prodotti, ma è stata altresì mantenuta la richiesta di ubicazione in contenitori architettonici di particolare pregio, cosa che spesso non costituisce la fattispecie dell’insediamento artigianale, benché artistico o di servizio. Va ricordato che soprattutto negli anni successivi al dopoguerra, molte attività artigianali sono stati espulsi dai centri storici o hanno cessato la propria attività, anche in relazione al variare dei consumi. Solo negli ultimi anni si è assistito ad un fenomeno inverso, cioè la nascita di nuove attività artigianali, soprattutto da parte di giovani, non certo però in palazzi storici o di pregio in cui gli affitti sono proibitivi!


Perciò molte attività significative per la tradizione, la storia e la cultura del territorio, verranno escluse dalla possibilità di essere considerate “bottega storica”. Una deroga ai 50 anni che avevamo, infatti, richiesto riguardava le attività artigianali riconosciute dalle Commissioni Provinciali per l’Artigianato come lavorazioni artistiche e tradizionali e dell’abbigliamento su misura, data la loro peculiarità. Queste attività infatti, anche quando non sono ubicate in contenitori storici o di pregio, sono di per sé la massima espressione del lavoro manuale, effettuato con metodologie di lavorazione in molti casi immutate nei secoli, basti pensare alla stampa a ruggine, alla decorazione ceramica, all’oreficeria a sbalzo.


Avevamo,inoltre,segnalato come la permanenza nel tempo delle caratteristiche morfologiche dei locali, degli elementi di arredo esterno ed interno, in taluni casi potrebbe entrare in conflitto con la necessità di adeguarli ai nuovi e sempre più numerosi requisiti in materia di igiene e sicurezza ( servizi igienici, canne fumarie, vetri antisfondamento, solo per citarne alcuni) . Avevamo perciò richiesto di introdurre una dicitura che evidenziasse la necessità di fare salvi i requisiti di legge.

Queste proposte evidentemente non sono state considerate necessarie, mantenendo una impostazione del provvedimento che di fatto era tarato sull’ intendimento di valorizzare le attività commerciali e di somministrazione. Ci spiace, perché ci pare una importante occasione, in parte, perduta. Anche perché, ci piace ricordare che da una indagine promossa alcuni anni fa dal Comune di Forlì in relazione alle botteghe storiche, emerse che in maggioranza si trattava proprio di botteghe artigianali. Forse di aspetti come questi, si sarebbe potuto tenere maggiormente conto.


Elena Balsamini

presidente Unione CNA Artigianato Artistico

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