Crisi d�impresa e politiche fiscali: se non ora, quando?

Crisi d’impresa e politiche fiscali: se non ora, quando?

Crisi d�impresa e politiche fiscali: se non ora, quando?

Il recente decreto legge "anticrisi" ha rappresentato una ulteriore manovra messa a punto dal Governo al fine di fronteggiare la crisi economica, attraverso interventi a sostegno delle imprese, del lavoro e della lotta all'evasione.

Sul fronte delle politiche fiscali il decreto appare ancora carente, in questo perfettamente in linea con i precedenti interventi normativi. Siamo, infatti, di fronte al solito decreto che tenta di aggiustare qua e là senza dimostrare una chiara e limpida visione o strategia fiscale che possa contribuire o anche solo alleviare la pressione del fisco sulle imprese. Si ritiene, infatti, che occorrerebbe trovare le risorse tramite una concreta attività di razionalizzazione dell'apparato burocratico dello Stato, prevedendo un'architettura istituzionale caratterizzata da livelli amministrativi complementari, azzerando cioè sovrapposizioni inutili e dispendiose, con l'obiettivo di ridurre in modo drastico la pressione fiscale sulle imprese.

 

La "lotta al fisco" deve tenere conto soprattutto della ormai insostenibile pressione fiscale e, in questa fase di crisi economica, della pressione fiscale che prescinde dalla formazione del reddito. Si pensi, ad esempio, alla TARSU o alle tariffe che l'hanno sostituita ovvero all'ICI dovuta sui beni immobili strumentali delle imprese. Si tratta di spine nel fianco per le imprese che diventano ancora più gravose nelle situazioni di crisi economica quale quella che purtroppo si sta vivendo.

 

Sebbene siano state disposte delle misure di agevolazione alle imprese come la detassazione degli investimenti delle imprese (Tremonti Ter) nonché sgravi fiscali pari al 3% per cinque anni dei conferimenti in società, per capitalizzazioni fino a 500.000 euro, queste appaiono di scarsa rilevanza in assoluto e, comunque, non orientate al comparto delle imprese personali. Peraltro l'agevolazione sugli investimenti si limita ai soli beni compresi nella divisione 28 della tabella ATECO non includendo, perciò una serie di beni (es. autoveicoli per il trasporto merce, ecc.) di notevole importanza per rilevanti settori economici.

 

Si ritiene che gli incentivi fiscali, riconosciuti in ragione degli investimenti effettuati ovvero della capitalizzazioni delle società, potrebbero avere un senso solamente nella fase di ripresa, ma sicuramente non allevierebbero il peso fiscale sulle imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni che, nonostante il forte calo delle entrate  risultano ancora una volte le sole che mantengono l'occupazione. In considerazione della scarsità delle risorse, per il 2009 avrebbe potuto essere prevista una sola agevolazione fiscale, orientata a premiare tutte le imprese che, pur avendo registrato una riduzione dei ricavi avessero mantenuto l'occupazione: questa era, in sostanza, la proposta di CNA.

Da un punto di vista operativo, però, si segnala che le due citate agevolazioni per le imprese (Tremonti Ter e sgravi per capitalizzazioni) possono coesistere e addirittura essere integrate da altre agevolazioni previste a livello locale. La Camera di Commercio di Forlì-Cesena, ad esempio, per sostenere la competitività del sistema imprenditoriale in questo difficile contesto di crisi economica, ha rafforzato il supporto alle imprese che intendono realizzare progetti innovativi e di trasmissione di impresa, intraprendere azioni di capitalizzazione e di aggregazione, stabilendo un contributo (in regime di de-minimis) per poter abbattere il tasso di interesse sui finanziamenti ottenuti e garantiti da Unifidi (il confidi delle Associazioni dell'Artigianato) nella misura di tre punti in ragione d'anno, fermo restando l'onere di almeno un punto percentuale a carico del beneficiario.

 

In definitiva è assolutamente opportuno che ogni impresa valuti con il proprio consulente tutti gli strumenti, opportunità fiscali e creditizie a disposizione, per trovare il giusto mix che permetta di alleviare l'enorme peso fiscale, l'attuale "stretta" creditizia e, di conseguenza, stimolare una più efficace ripresa dell'economia a livello provinciale.

 

Maurizio Zoli

Responsabile provinciale servizio fiscale

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