FORLI' - Da Gutenberg ai moderni mezzi di comunicazione. Pensieri e riflessioni

FORLI' - Da Gutenberg ai moderni mezzi di comunicazione. Pensieri e riflessioni

Di Jenny Laghi

FORLI’ – All’interno del volume III “Romagna, vicende e protagonisti” a cura di Claudio Miarabini e Walter Della Monica (Edizioni Edison/Bologna, 1988) si trova un interessante articolo scritto da Tino Dalla Valle, parecchi anni or sono. “Gutemberg in Romagna” è il titolo del breve saggio che regala al lettore alcuni singolari spunti di riflessione.


La stampa nacque verso la metà del ‘400, all’inizio dell’era moderna, quando ormai l’oscurità del Medioevo stava scemando verso una più razionale esigenza di armonia, che conoscerà poi il suo auge con il Rinascimento. L’inventore della tipografia e rivoluzionario di un sistema ormai arcaico della diffusione del sapere fu il tedesco Johann Gensfleisch, meglio conosciuto come Gutenberg, grazie al quale cominciarono a diffondersi il libro stampato e i quotidiani. Dalla Valle, sostiene che “la stampa è stata la premessa per l’affermazione delle libertà individuali” e che grandioso fu il lavoro intrapreso da Gutenberg e i suoi collaboratori, i quali “emigrarono in molte parti d’Europa per impiantare stamperie o diventare stampatori ambulanti che viaggiavano su carri tirati da muli con le loro cassette di caratteri mobili, gli inchiostri e il torchio per imprimere le pagine composte a mano”. Anche la Romagna, ricorda Dalla Valle, fu coinvolta in questa prima rivoluzione dell’informazione tanto che pare che nel 1476 “Chandler e Fer, due tedeschi, stamparono a Faenza una Grammatica latina di cui rimane una sola copia presso la biblioteca di Reggio-Emilia”, a seguire circa 20 anni dopo, nel 1495, vennero stampate altre quattro edizioni a Forlì ed una Cesena. Sin dalle origini della stampa, dunque, la Romagna fu una terra di stampatori partendo dai fratelli De Gregari, attivi fra il 1480 e il 1416, sino ad arrivare ai giorni nostri con le case editrici di grandi qualità come ad esempio Longo e Lapucci, citati dallo stesso Tino Dalla Valle nel suo articolo. Articolo che va dritto verso una chiara conclusione. “Dunque Gutenberg non è morto. Gutenberg è tra noi” scrive il giornalista ravennate, facendo leva sul fatto che, nonostante l’avvento dei mezzi di comunicazione audiovisuali ma soprattutto di internet niente e nessuno potrà cancellare l’amore per la carta stampata “A mio avviso in qualche angolo del mondo ci sarà sempre qualcuno che proverà piacere a leggere un libro od un giornale e qualcun altro che avrà il gusto di scriverlo e stamparlo”.


Nonostante il romantico pensiero di Tino Dalla Valle, auspicabile augurio per il futuro, non è possibile non tenere conto di quanto è successo nel mondo moderno con l’avvento delle nuove tecnologie, che negli ultimi dieci anni hanno realmente rivoluzionato non solo l’informazione ma anche la vita quotidiana degli uomini. Internet è madre della “globalizzazione dell’informazione” con i suoi pro ed i suoi contro; se poi a questo si associa il bombardamento mediatico di tv, radio e persino dei telefonini sui quali riceviamo notizie ad hoc su quanto succede nel mondo è ovvio che qualcosa è cambiato. Possiamo avere notizie in tempo reale, da ogni parte del globo, costantemente. La gente legge ogni giorno di più i quotidiani on-line ( e per restare in tema anche la Romagna ha il suo, lo stesso sui cui state visionando questo articolo), paga i suoi viaggi dal web, parla con gli amici tramite messenger, ricerca su Wikipedia, perché si vive veloce, perché i caratteri mobili e il torchio di Guetneberg sono oggi i byte e i motori di ricerca. Quanto sta accadendo ha lati positivi e negativi ma non si può negare l’evidenza. Concordiamo con Dalla Valle sulla bellezza della stampa (il libro è il miglior compagno dell’uomo) ma quando scrive “perché ha un bel dire Mc Luhan – e torniamo al sociologo sapiente – che la stampa è ormai sopraffatta dai mezzi di comunicazione audiovisivi; che ci avviamo verso il nuovo internazionalismo del villaggio elettronico” è evidente che, colto da una sorta di nostalgia, non vuol prendere atto di una tendenza inarrestabile, che non cancella la bellezza della stampa ma che si impone come modello più adeguato alle esigenze moderne. Nessuno nega il fascino e il valore dei manoscritti, decorati pazientemente dagli amanuensi, con amore e dedizione ma con l’invenzione della stampa il loro ruolo, che era stato fondamentale nei secoli, è passato in secondo piano, così come sta accadendo alla carta stampata.


Quanto invece è realmente preoccupante è che il bombardamento di informazione generato dai nuovi media, includendo anche tv e radio, invece di fornire maggiore informazione sembra vanificare l’efficacia della stessa. La libertà, nata secondo Dalla Valle, grazie alla stampa è paradossalmente in pericolo non per una mancanza di diffusione delle notizie, ma per un eccesso di informazione che non sempre siamo in grado di scremare. La verità, nascosta fra le righe, non si manifesta diretta ma va ricercata, nuotando in quella sostanza verde e appiccicosa che attacca il nostro cervello e che ha dato il nome al celebre programma di Rai3 “Blob”.

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