Riflessione e divertimento con la compagnia 'Dirigibile'

Riflessione e divertimento con la compagnia 'Dirigibile'

di Jenny Laghi

Venerdì sera si è tenuto, presso la “Casa del Teatro” di Faenza per la rassegna “Tratti n’Festival” lo spettacolo“¿Qué pasa?”, diretto da Michele Zizzari e portato in scena dalla compagnia “Il Dirigibile”. Prima di parlare dell’opera, una divertente ed attuale versione di “Wating for Godot” di Samuel Beckett, vorremmo spiegare cos’è la compagnia “Dirigibile”, sottolineando l’importanza del teatro come mezzo di espressione umana, come valvola di sfogo dei problemi che circondano ed incancreniscono la società in cui viviamo, come spazio per dare voce a chi di solito non viene ascoltato.


Il Centro Diurno del Dipartimento di Salute Mentale dell’Ausl di Forlì, diretto dal dottor Luigi Missiroli, nell’autunno del 2000 ha iniziato a svolgere attività teatrale a scopo riabilitativo e terapeutico, con l’impegno e la partecipazione di ospiti e operatori della struttura. Dal giugno 2001 il gruppo teatrale, denominatosi “Il Dirigibile”, ha ideato, scritto, allestito in proprio e presentato al pubblico cinque opere originali che hanno suscitato l’interesse e l’apprezzamento dei pazienti, dei familiari, della cittadinanza, delle pubbliche istituzioni, degli operatori di altre Ausl e degli addetti ai lavori. Tra gli spettacoli realizzati “Non solo cabaret”, lavoro satirico selezionato nel 2003 per il festival nazionale delle Arti Espressive di Torino, e “Tamburine dream”, musical nel quale gli attori sono anche cantanti, ballerini e suonatori di strumenti da loro stessi costruiti riciclando legno, metallo, plastica, bidoni, tubi. La Compagnia, diretta dal regista Michele Zizzari, è composta da 14 pazienti e 4 operatori che hanno dato vita a un intenso laboratorio teatrale, divenuto negli anni l’asse portante di tutta l’attività riabilitativa del Centro Diurno, un percorso artistico-terapeutico in continua evoluzione, che pone al centro la relazione tra pazienti e staff medico. L’esperienza teatrale si è ormai consolidata e con essa il desiderio di entrare a far parte della cultura cittadina a pieno titolo.”


L’ultima fatica della compagnia è, appunto “¿Qué pasa?”, un’opera ironica e assai divertente dove, in un carosello di personaggi che si alternano sulla scena giocando con l’identità, danno vita ad una rivisitazione dell’opera di Samuel Beckett “Aspettando Godot”.


I personaggi principali Estragone e Vladimiro (che nell’opera di Zizzari divengono tre vagabondi, invece di due) sono interpretati a turno da attori differenti e si intrattengo nell’attesa di Godot, divenuto nella pièce “Buendía”. Attendono, sotto ad un albero spoglio, vicino ad un orologio che non segna le ore e alla domanda “Qué pasa?” non possono che rispondere “nada”, perché la loro pare un’attesa infinita, di chi è obbligato ad attendere sperando che il signor Godot-Buendía” arrivi a migliorare le loro condizioni. Credendo di non fare nulla però, fanno paradossalmente qualcosa di incredibile: parlano, di sé, del mondo circostante, della società, con battute che fanno riflettere lo spettatore sulla condizione degli attori-pazienti i quali, grazie al palcoscenico, mettono a nudo la loro diversità, ricordando che essa è fonte di ricchezza e non di discriminazione. La condizione di diversità è insita nel concetto stesso di uomo, ma nel mondo odierno è inspiegabilmente fonte di paura ed angoscia, i protagonisti dell’opera danno, dunque, un messaggio universale: tutti noi possiamo, anzi dobbiamo, dare valore alla nostra diversità come simbolo di unicità. Il pubblico diviene per gli attori un soggetto attivo a cui rivolgersi, un ascoltatore prezioso con il quale scherzare ed interagire.

Gli “atti” dell’opera di Zizzari sono tre, a differenza dell’opera originale in cui erano due, e sono rallegrati da stacchetti musicali che intrattengono lo spettatore ed i tre protagonisti in attesa, con divertenti balli, in cui vengono coinvolti tutti gli elementi della compagnia.


La scenografia è minimalista, così come i costumi ed il trucco, i giochi di parole però sono complessi, astuti, incredibilmente divertenti e profondi allo stesso tempo. La compagnia sprigiona allegria, gli attori divertono divertendosi ed è tangibile il loro impegno per regalare a sé stessi e al pubblico grandi emozioni. Impeccabile l’interpretazione di Zizzari del personaggio più enigmatico dell’opera, Pozzo, che con i suoi due servi rappresenta la miseria della condizione umana soggetta alla schiavitù, non di un uomo malvagio come potrebbe sembrare inizialmente, ma del destino.

Non vogliamo però certo svelare tutti i segreti dello spettacolo, una piacevole opera della durata di circa un’ora e mezza, che può essere vista da qualsiasi tipo di pubblico, anche da coloro che non conoscono Samuel Backett e non hanno mai aspettato “Godot”…


Michele Zizzari con l’opera “¿Qué pasa?” si è aggiudicato il premio FiTEL come miglior regia.

Il nuovo spettacolo

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