"Un cappello pieno di ciliege", il "bambino" postumo di Oriana Fallaci, arriva in libreria

"Un cappello pieno di ciliege", il "bambino" postumo di Oriana Fallaci, arriva in libreria

"Un cappello pieno di ciliege", il "bambino" postumo di Oriana Fallaci, arriva in libreria

Arriva "Un cappello pieno di ciliege", opera postuma di Oriana Fallaci, in libreria dal 30 luglio, edito da Rizzoli. Il suo "bambino", come lo aveva definito lei, ripercorre la storia dell'Italia rivoluzionaria attraverso una saga familiare, che copre gli anni tra il 1773 e il 1889. L'opera era stata consegnata dalla Fallaci al nipote Edoardo Perazzi, in 684 cartelle dattiloscritte, battute a macchina sulla sua adorata Olivetti Lettera 32, con precise indicazioni su titolo e pubblicazione.

 

 

La giornalista e scrittrice fiorentina, morta il 15 settembre 2006, aveva raccontato di questo libro ne "La rabbia e l'Orgoglio": "La vigilia della catastrofe (l'11 settembre 2001) pensavo a ben altro: lavoravo al romanzo che chiamo il-mio-bambino. Un bambino molto difficile, molto esigente, la cui gravidanza è durata gran parte della mia vita d'adulta, il cui parto è incominciato grazie alla malattia che mi ucciderà, e il cui primo vagito si udrà non so quando. Forse quando sarò morta". E' andata proprio così, per quella che lei stessa definì l'epopea della sua famiglia.

 

Si leggono molti riferimenti autobiografici, come quello sul cancro, il "mal dolent", che colpisce Maria Isabel Felipa, madre di Montserrat, la trisnonna della madre di Oriana. "Nella sua perfidia il mal dolent include qualcosa di positivo: un'attesa di solito abbastanza lunga dell'inevitabile traguardo chiamato Morte. Un'anticamera dell'aldilà, se vuoi. Un intervallo o un limbo nel quale la Morte in arrivo cammina col rallentatore sicché, aspettandola e osservandola mentre viene a noi piano piano, si ha tutto il tempo di fare due cose. Apprezzare la vita cioè accorgersi che è bella anche quando è brutta, e riflettere bene sia su noi stessi che sugli altri: vagliare il presente, il passato, quel po' di futuro che ci rimane. Io lo so. E forse Maria Isabel Felipa non s'accorse che la vita è bella anche quando è brutta: una tale ammissione richiede una sorta di gratitudine che lei non aveva. La gratitudine per i nostri genitori e nonni e bisnonni e trisnonni e arcinonni, insomma per chi ci ha dato l'opportunità di vivere questa straordinaria e tremenda avventura che ha nome Esistenza''.

 

Il libro comprende una sezione finale di "Note di edizione": la riproduzione di pagine dal dattiloscritto originale ed un albero genealogico ricostruito sulla base delle vicende del romanzo.

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