''Cumpagnì dla Zercia'' un 'mito' romagnolo

''Cumpagnì dla Zercia'' un 'mito' romagnolo

Di Jenny Laghi

 

FORLI' - La Romagna è una terra fatta di storia e tradizioni, sapori, colori e un amore sconfinato per l'arte del racconto, per la drammatizzazione della vita, vista molto spesso in chiave ironica, ma patinata da un velo di nostalgia per un mondo in dissolvenza. A dimostrazione di tale affermazione ci sono la poesia e il teatro dialettali. In particolare la commedia in romagnolo vanta un pubblico vastissimo che segue con affetto le compagnie più importanti e gli attori storici della commedia dialettale. Vizi e difetti degli uomini che furono, restano attuali, reali, anche se filtrati dal tempo, dal ricordo, allontanati e forse, per questo, catartici.

 

 

Fra le storiche compagnie che hanno portato avanti l'importante tradizione del teatro in lingua, si annovera sicuramente la "Cumpagnì dla Zercia", che ha una sua lunghissima epopea. Era il 1956, quando i componenti di "Arte e lavoro", che dal dopoguerra rappresentavano commedie in lingua italiana, decisero di continuare l'attività in lingua romagnola: lo fecero sospinti dalla convinzione che fosse più facile e più congeniale alle loro capacità artistiche. L'italiano era divenuto forzatamente, nel bene e nel male, la lingua della Nazione, eppure ciò che il "popolo" non dimenticava era la lingua parlata, quella materna, delle ninnananne, dei nomignoli, degli oggetti quotidiani.  L'idioma nazionale era, inevitabilmente, meno efficace per esprimere concetti e situazioni legate alla vita giornaliera di ognuno di essi.

 

Oggi le compagnie di teatro dialettale, costituiscono un grande patrimonio da salvaguardare, perché la loro lingua, quella dei padri, sta morendo, si sta dileguando in un'aurea di modernità, che arriva e cancella tutto con un colpo do spugna. Ripercorrere la storia della "Cumpagnì dla Zercia" significa dare un valore aggiunto al contributo che loro danno alla comunità, sottolineando che il progresso non deve distruggere per ricostruire, ma usare le fondamenta del passato per migliorare "l'architettura culturale" del mondo.

 

Nelle prime commedie dialettali rappresentate ( "La camisa dla Madona di Corrado Contoli, "Cla béla famiulèna " e " Se ognon badess a cà su" di Eligio Cottignoli) l'ambiente era quello rurale e comunque popolare della Romagna a cavallo dell'ultima guerra mondiale che, come tutto il paese, non aveva ancora conosciuto le trasformazioni della società che, da prevalentemente agricola, diveniva industriale. I componenti della compagnia, quasi tutti di estrazione contadina, si esprimevano in dialetto, in modo autentico, in ogni momento della giornata e in ogni luogo di ritrovo, perciò risultò del tutto naturale la scelta di proseguire l'attività teatrale in vernacolo.

 

 

Come si è detto nel 1956 avvenne la trasformazione della compagnia nel modo che l'ha caratterizzata negli anni successivi: cambiò nome, in onore di un amico scomparso si chiamò "G.a.d. Nino Tampellini". Sotto la regia di Luciano Conti e Mario Revera colse buoni successi in Romagna e fuori. Da segnalare un terzo posto al concorso regionale di Pontelagoscuro.

 

 

Applaudite recite ebbero luogo al teatro Apollo di Forlì, al teatro Rasi di Ravenna, al Masini di Faenza e in teatri minori di altre cittadine. Questo fino al 1960 quando insorsero varie difficoltà che portarono all'interruzione dell'attività in attesa di tempi migliori.

 

Nel frattempo il teatro dialettale  romagnolo ebbe un periodo di grande fulgore espresso attraverso una gran mole di copioni scritti e rappresentati dalle numerose compagnie che nel frattempo si andavano organizzando. Famose, tra le altre , negli anni 60 e 70 le rassegne del teatro "Mazzini" di Forlì di cui ci dà testimonianza Icilio Missiroli nel libro "Un cronista per dieci stagioni".

 

 

Sono anni di grande trasformazione della società civile  e sembra che solo gli anziani amino ancora esprimersi in dialetto. Con l'arrivo degli gli anni ottanta,

però, si riaccende, in alcuni vecchi attori del ceppo degli anni '50 l'antica passione per il teatro. Due di loro, in particolare, Giovanni Spagnoli e Paolo Maltoni, hanno cominciato a scrivere copioni che aspettano solo di essere rappresentati: vista la disponibilità del vecchio regista Mario Revera e di altri ex componenti il precedente gruppo quali Ezio Battistini, Lino Garoia, Floriano Focacci, Norma Ravaioli, Delio Andreucci, Giovanni Garoia si è pensato di ripartire.

 

Quella ripresa, seppure ancorata alle vecchie radici, rappresentò un momento determinante nella vita  futura del gruppo che si ricostituiva sotto la nuova denominazione "La cumpagnì dla Zercia" - via Cerchia è la strada della sede della compagnia, in più la "zercia" è anche il nome di un attrezzo agricolo che serviva per separare i cereali e i legumi dal loro involucro-.

 

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A partire da quell'anno l'attività della compagnia è consistita nella messa in scena di una commedia per stagione teatrale e le repliche si sono moltiplicate fino a raggiungere una punta di 85 annue. Vi sono attori (Loretta Fiumana) che , nei più disparati ruoli hanno preso parte a tutte le commedie. "La cumpagnì dla zercia" , a suggello di una attività concepita e svolta in una certa maniera ha ricevuto moltissimi riconoscimenti e premi in vari concorsi.

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