La conciliazione, valida alternativa alla risoluzione giudiziale delle controversie

La conciliazione, valida alternativa alla risoluzione giudiziale delle controversie

La recente apertura dell'anno giudiziario e la pubblicazione dei numeri riguardanti i processi pendenti, in ogni ordine e grado ed in ogni settore, bocciano ancora una volta l'amministrazione della giustizia, specie quella civile.

A pagare le conseguenze dell'inefficienza del sistema sono i cittadini, ma soprattutto le piccole e medie imprese, costrette ad operare in una situazione di «giustizia denegata», dove le regole del mercato e della concorrenza appaiono distorte.

 

E' per tale ragione che sempre più consapevolmente si inizia a percepire e considerare la conciliazione come una valida alternativa alla risoluzione giudiziale delle controversie, uno strumento deflattivo in grado di rispondere ai bisogni di giustizia.

 

Ciò nonostante, permane, e si percepisce, l'idea che il ricorso agli strumenti di ADR (Alternative Dispute Resolution) sia solo un ripiego; un prodotto di "seconda mano", qualitativamente più scadente rispetto a ciò che si desidererebbe: la Giustizia dello Stato, che vorremmo celere ed illuminata.

Ebbene, una simile impostazione non tiene conto di alcuni aspetti che, con l'ottica dell'impresa, dovrebbero invece essere attentamente considerati e mi riferisco alla conservazione del rapporto economico e all'approccio cooperativo. Due aspetti che possono dare oggettivamente dei vantaggi e che solo con la conciliazione possono essere colti.

 

Una illuminata dottrina già negli anni '70, parlando di "Giustizia Coesistenziale", ha avuto occasione di rilevare che il processo giudiziario, specie quando le parti in lite fanno parte di un gruppo o sono coinvolti in una durevole relazione economica, a cui non hanno interesse a sottrarsi, può, con la sua isolata ricerca di un torto e di una ragione, determinare una frattura insanabile che espone la stessa parte vittoriosa al rischio della riprovazione e dell'isolamento nel futuro, mentre la risoluzione non giudiziaria della controversia può prestarsi meglio a preservare le relazioni tra le parti stesse. Non solo, ogni economista sa, grazie alla letteratura sulla "Teoria dei giochi", apparsa nel 1960, che l'approccio cooperativo, ovvero l'attenzione al ruolo delle convenzioni nella soluzione dei problemi e dei conflitti, è enormemente più produttivo del conflitto.

 

In parole diverse, solo con la Conciliazione le parti possono risolvere la lite e rinnovare il loro rapporto economico (da cui la lite è scaturita), giacchè, per come è concepito ed impostato lo strumento, nessuno deve decidere dove sta il torto e dove la ragione.

Se si volesse trovare uno slogan, si potrebbe dire che la Conciliazione, pratica, efficace e veloce, premia le idee e risolve i conflitti.

 

Adriano Rizzello

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Responsabile della Camera di Conciliazione presso la CCIAA di Forlì-Cesena

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