La Romagna delle tradizioni

La Romagna delle tradizioni

Le origini della Romagna risalgono all'epoca romana, così come testimonia l'etimologia del nome che si può far risalire, con assoluta certezza, al termine latino "Romania". A partire dalla partizione delle terre cispadane fra il regno longobardo e l'Impero Romano d'Oriente, "Romania", era quella porzione di territorio dislocato lungo la parte orientale dell'Adriatico con capitale Ravenna.

 

L'autonomia culturale e tradizionale della regione è ancora oggi molto evidente nel toponimo di Emilia-Romagna che, come osserva Sabatino Moscati nel suo articolo 'Antiche civiltà in Emila-Romagna',  da un lato, l'accumuna geograficamente e politicamente all'Emilia ma che, dall'altro, ne sottolinea l'indipendenza culturale. Dobbiamo inoltre considerare, mentre cerchiamo di ricostruire l'identità di questo territorio che, per la sua posizione geografica, fu, da sempre, un crocevia, un luogo di transizione dove innumerevoli popoli si succedettero, lasciando tracce della loro storia, dei loro usi e costumi.

 

Grazie agli innumerevoli studi archeologici condotti nel territorio, sappiamo che esistono tracce di insediamenti preistorici nel forlivese e nel faentino, resti della civilità etrusca e, naturalmente, testimonianze dell'unificazione regionale, a partire dal III secolo a.C. sotto il dominio di Roma, per non dimenticare il ruolo predominante che ebbe in epoca Bizantina quando Ravenna divenne la capitale dell'Impero, come già abbiamo messo in evidenza all'inizio.

 

La Romagna, dunque, fin dalle sue remote origini ha potuto vantare di una certa unità culturale ma allo stesso tempo di un forte soffio cosmopolita che l'ha poi accompagnate durante i secoli fino ad oggi, basti pensare al ruolo centrale che occupò nella prima metà del '900, in quanto terra natale di Mussolini.

 

Essa, così come i suoi abitanti, ancora oggi ha un forte legame con il passato, con le tradizioni e persistono molti legami folclorici che ci riportano alle sue antiche origini.

 

Per chi non è uno studioso è difficile comprendere e ricostruire l'evoluzione della Romagna nel tempo, solo  basandosi su fatti certi e concreti, come ad esempio i reperti archeologici o la storia di questo nostro pezzetto di terra affacciato sul mare Adriatico; eppure per chi vi è nato o per chi ne è diventato amante o figlio adottivo è facile percepire lo spirito di unione, carattere e forza che ne fa un simbolo (in fondo stereotipizzato, ma pur sempre gradevole) di passione e caparbietà. L'identità e la storia della regione romagnola si possono ritrovare anche i molte tradizioni che radicano a fondo nel passato e che, forse, sono più immediate da comprendere e ricostruire.

 

Quando il cristianesimo cominciò a diffondersi, anche i Romagna, esso divenne la religione dominante, andando a sostituire le antiche tradizioni pagane. Nonostante lo scorrere dei secoli, il rafforzarsi della Chiesa e addirittura l'affermarsi del cattolicesimo, che fece della Romagna un dominio papale, le antiche tradizioni pagane, seppur latenti, rimasero vive, nascoste dietro alle più moderne tradizioni cattolico-cristiane.

 

Questo dimostra come la regione abbia mantenuto, durante i secoli, il dna delle diverse culture che l'hanno popolata e resa la terra che noi tutti conosciamo.

 

Resistente agli urti della storia, la sua personalità si è formata in maniera variegata e giocosa, mischiando come in un grande Carnevale gli elementi più vivaci ed importanti di ogni epoca. Nonostante gli eventi storici, le guerre, il malgoverno politico (di cui già avevamo parlato nell'articolo 'Dante e la Romagna'), che inevitabilmente ne influenzarono lo sviluppo, si può dire che questa regione sia divenuta ciò che è oggi, grazie ad un continuo, fervido mescolar di genti. La Romagna vanta una storia fatta di popoli.

 

Come scrive Eraldo Baldini nel suo articolo 'Culti agrari e riti di passaggio nel folklore romagnolo' "nel folklore romagnolo è estremamente evidente il persistere di elementi precristiani, legati ai culti agrari ed alle cerimonie di passaggio nel ciclo annuale; riti appartenenti a un substrato comune a tutte le popolazioni indoeuropee, e che nella nostra regione subirono poi le influenze di di diverse elaborazioni fiorite su questo substrato: da quella celto-gallica a quella romana ecc...Non mancano influenze orientali, e questo è normale per una zona costiera.

 

Altresì evidenti nel nostro folklore sono le sovrapposizioni operate dal cristianesimo al calendario delle feste pagane". A questo aggiungerei anche l'importanza della civiltà contadina di '800 e '900 che, legata al ciclo naturale delle stagioni, alla semina e alla raccolta ha rappresenato un importante fattore per mantenere vive tali tradizioni legate alle festività e ai riti agresti, che oggi si stanno, pian piano, scomparendo a causa degli aspetti negativi della globalizzazione che, pur avendo i suoi vantaggi, opera come un macete sulle tradizioni autoctone dei popoli.

 

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Di qui, l'esigenza, di indagare nei prossimi numeri della rubrica e fare luce su ciò che la tradizione romagnola porta in sé, per riscoprire parte del passato e capire, così, presente e futuro della RomagnaOggi. 

Commenti

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -