Le imprese guidate da donne aumentano, ma�

Le imprese guidate da donne aumentano, ma…

Le imprese guidate da donne aumentano, ma�

Malgrado la crisi economica aumentano le donne italiane che decidono di fare impresa e il numero delle imprese guidate da donne o con forte presenza femminile (circa un quarto del totale delle imprese italiane) è continuato a crescere, aggiungendo, al 30 giugno 2009, altre 21.342 a quelle esistenti un anno prima, per un totale di 1.446.543 unità.

È quanto emerge dall'indagine dell'Osservatorio dell'Imprenditoria femminile, realizzata da Unioncamere sulla base dei dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio, presso cui operano i Comitati per l'imprenditoria femminile.

 

Il settore che attira maggiormente le neo-imprenditrici si conferma quello dei servizi alle imprese, al cui interno sono inclusi - tra gli altri - i servizi immobiliari, le attività professionali, l'informatica e la ricerca; seguono il settore delle costruzioni, quello della ristorazione e della ricettività. In positivo anche il più tradizionale settore dei servizi alla persona, nel quale vengono considerate ad esempio le attività legate al benessere e alla cura della persona, allo sport, allo spettacolo, ai servizi di pulizia (+4.322 imprese). La Regione che ha contribuito maggiormente alla crescita delle imprese femminili è la Lombardia; il bilancio positivo del Nord-Est (+3.626) è dovuto per il 54% all'Emilia-Romagna (quasi 2.000 imprese rosa in più).

Tale crescita dei numeri dell'imprenditoria femminile fa aumentare il bisogno di sostegno alle imprese con politiche mirate e concrete, volte non solo alla fase di start up ma anche allo sviluppo e alla trasformazione, alle reti di imprese e alla formazione. Molto si potrebbe fare su questo versante, senza dimenticare che una rete ben organizzata di servizi sul territorio, come quella di CNA, potrebbe, a fronte di reali opportunità e di incentivi, sostenere concretamente le piccole e medie imprese femminili.

 

Le politiche nazionali dovrebbero così rivedere gli strumenti del recente passato ed aggiornarli, sia in termini di obiettivi, sia nella loro effettiva gestione da parte dei territori, superando la concentrazione di strumenti a livello nazionale che ne rendono quasi nulla l'accessibilità da parte del tessuto imprenditoriale locale.

 

Di pari passo, è indispensabile innovare il sistema di welfare per rendere efficaci le politiche di conciliazione: le lavoratrici autonome hanno meno diritti delle dipendenti e la concreta possibilità di sostituzione, l'accesso ai congedi parentali rendendoli appetibili anche ai padri sono punti ancora da attualizzare nella legge 53/2000 che, pure, ha accolto nell'articolo 9 alcune importanti modifiche. Sebbene all'orizzonte non ci siano bandi per attuare progetti, CNA Impresa Donna si impegna a mantenere prioritario l'argomento ai tavoli istituzionali nazionali. CNA, come forza sociale, intende rappresentare tutti gli interessi delle imprenditrici e si adopererà per integrare le politiche di genere nei piani strategici di tutte le dimensioni associative .

 

Barbara Longiardi

Presidente provinciale CNA Impresa Donna

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