Luoghi della Resistenza: la Linea gotica

Luoghi della Resistenza: la Linea gotica

Ormai è noto a tutti l’importanza strategica che ebbe il territorio romagnolo nello svolgimento della II guerra mondiale, che fu teatro di numerosi scontri e importante centro della Resistenza, i cui segni restano indelebilmente impressi sulle montagne dell’Appennino Tosco-Emiliano. Molto evidente, anche se occorre sapere dove andarli a cercare, sono i resti della linea gotica, nome dato dai tedeschi (Gotenstellung) alla linea lungo cui correva il fronte di guerra in Italia durante le ultime fasi della seconda guerra mondiale. Essa tagliava in due la penisola italiana da Massa-Carrara a Pesaro e si estendeva per una lunghezza di 320 km e per una profondità che in alcuni punti raggiungeva i 30 km.

 

Come ben spiega la pubblicazione, realizzata dai Comuni di Forlì e Cesena e della Provincia di Forlì-Cesena, "Luoghi e Memorie. Guida per riconoscere segni e testimonianze della Resistenza e della lotta di Liberazione nel Forlivese e nel Cesenate", muovendosi lungo “nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi è possibile ritrovare le tracce di questa linea. L’area prese in considerazione comprende le località di Campigna, Passo La Calla, la cima Gabrendo, la cima Poggio Sodo dei Conti, Piancancelli, Pian dei Fangacci, Fontanelle e Monte Falco (...). Questa zona è attualmente caratterizzata da folti boschi di faggio che, essendo cedui, in passato venivano tagliati periodicamente per realizzare legna e carbone. Durante la guerra, per soddisfare alle esigenze autarchiche e militari, questa zona era stata praticamente disboscata.

 

Numerose e ben conservate sono le tracce della Linea Gotica, della quale restano buche, trincee, camminamenti, rifugi ben visibili sia nelle vicinanze della strada principale che all’interno dei boschi. A Campigna, l’antico palazzo granducale dei Lorena, un tempo residenza di caccia ed oggi trasformato in albergo, era sede di un comando tedesco (...). Lungo la strada principale, a poche centinaia di metri da Campigna, in prossimità di “Porta Pia” si possono scorgere fra la vegetazione, scavati nella parete di roccia restrostante ad una decina di metri sopra il percorso asfaltato resti di 8 rifugi tedeschi. L’accesso è difficoltoso perché attualmente non esiste un sentiero specifico.

 

La postazione è situata a circa 30 metri dalla strada ed ogni rifugio presenta una dimensione di circa 5-6 metri di altezza. In quasi tutti questi singolari anfratti squadrati si possono notare i piccoli ma ben riconoscibili segni che si crearono dopo le esplosioni dei punti nei quali erano state collocate le cariche.

 

La memoria orale del posto ricorda che all’epoca i rifugi erano provvisti anche si una struttura esterna in legno che praticamente ne raddoppiava la superficie ed erano completamente arredati all’interno con beni sotterrati dalla popolazione civile. Proseguendo lungo la strada principale si giunge al Passo della Calla dal quale, superando il confine regionale, si entra in Toscana. Proprio nel punto del valico si trova un cippo partigiano all’altezza del quale parte un sentiero che, in circa tre ore di cammino immerso in un bellissimo scenario naturale, porta all’Eremo di Camaldoli. Se una volta giunti al Passo, invece di proseguire in Toscana si volta a destra, si raggiunge il parcheggio “Pian dei Fangacci” nei pressi del rifugio “La Capanna” ai piedi del Monte Falco dalla cui cima si raggiunge il vicino Monte Falterona. Di qui è possibile effettuare alcune escursioni che permettono di scoprire resti della linea Gotica. (...)

 

Sulla cima del Monte Falco si trovano tre postazioni difensive. Una profonda buca consente di dominare l’ampia vallata di San Godenzo, verso Firenze, e due creste di crinale, una che prosegue in Toscana verso il Falterona e l’altra che segue il confine tosco-romagnolo, raggiungendo il passo del Muraglione”.

 

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Gli Appennini sono dunque una fonte inesauribile di luoghi della memoria, per scoprire le strategie e le tattiche messe in atto durante i tragici eventi della guerra.

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