Maturità 2010: il Classico alle prese con Platone, sul web la traduzione

Maturità 2010: il Classico alle prese con Platone, sul web la traduzione

Maturità 2010: il Classico alle prese con Platone, sul web la traduzione

Scongiurato l'incubo Demostene per gli studenti del Classico, anche se le speranze vertevano sui più semplici Lisia, Plutarco e Isocrate, è arrivato un passo di Platone, tratto dall'Apologia di Scrate, su "Socrate e la politica". Alle 8.28 l'indiscrezione è già sul web e la traduzione letterale della versione di greco tarda poco ad essere pubblicata sui siti. Studenti.it è stato il primo a fornire la soluzione. Ora il 500mila ragionano sul filosofo ateniese.

 

LA TRADUZIONE di Studenti.it:

 

E continuai ad andare: con dolore e tremore, sentendo che veniva in odio; nondimeno mi pareva necessario far grandissima estimazione della parola di dio, e andare da tutti coloro che

mostravano di sapere qualche cosa, per vedere che dicesse mai l'oracolo. E per il Cane, o giudici (a voi si deve dire il vero), ei m'avvenne che, cercando secondo la mente del dio, quelli

godevano della massima reputazione, mi sembravano quasi essere piú da poco, e quelli, a vedere piú da poco, essere piú savii. E la peregrinazione mia conviene che vi racconti, la quale non fu senza fatiche, acciocché la sentenza dell'oracolo chiaro mi si mostrasse.

 

Perché dopo ai politici andai ai poeti, a quelli di tragedia e a quelli di ditirambi e agli altri, per cogliere in sul fatto me quale piú ignorante di loro. E pigliando in mano i loro poemi, quelli che mi parean piú lavorati, anche per apprendere qualche cosa dai poeti, li interrogai che mai dire volessero. Bene ho vergogna, o giudici, di palesarvi il vero; e pur vi si ha a palesare. Ecco, se ho a dire, di quelli argomenti dei quali aveano cantato, quasi tutti gli astanti ne ragionavano meglio di loro.

 

In breve questo ebbi conosciuto, che i poeti non per sapienza poetavano checché poetassero, ma per certa natura e da Dio occupati, come i divinatori e i vaticinatori; i quali dicono pure molte e belle cose, e non sanno nulla di ciò che dicono. E vidi che tale passione tocca i poeti: e insieme mi fui accorto che essi, perciò che poeti, si reputavano ancora nelle altre cose sapientissimi uomini, senza che fossero: e ne andai via pensando che, per la ragion medesima, al paragone di quelli non altrimenti che al paragone dei politici, piú valeva io.

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