�Non siamo Terra di Mezzo�, CNA in difesa dei comuni montani

“Non siamo Terra di Mezzo”, CNA in difesa dei comuni montani

Brutte notizie per i comuni di montagna e del nostro Appennino in particolare. La Finanziaria 2010 azzera sia il Fondo nazionale per la montagna sia il Fondo per il funzionamento delle Comunità Montane e definisce inoltre una nuova classificazione per i comuni montani assolutamente penalizzante. In sostanza, saranno considerati comuni montani soltanto quelli che superano per almeno il 75% del loro territorio i 600 m di altitudine. Per dare un'idea della portata di questo cambiamento, basti pensare che nella nostra provincia, su 18 comuni, soltanto due (Premilcuore e Verghereto) rispondono a questo requisito.

 

Nella regione Emilia-Romagna i comuni "falcidiati" saranno ben 94 su 125. Ad una prima lettura queste potranno sembrare misure legate alla volontà - certo rispettabile seppur a rischio di demagogia - di ridurre i costi della politica e della spesa pubblica. Se però guardiamo alla realtà concreta dei fatti, ci accorgeremo di come in Italia, dopo tanto rumore, gli unici Enti che si sono riformati davvero siano state proprio le Comunità Montane, riducendosi a livello nazionale da 367 a 185 ed in Emilia-Romagna da 18 a 9 e azzerando i costi degli amministratori che, essendo obbligatoriamente Sindaci, mantengono la modesta indennità del loro Comune. I tagli previsti nella Finanziaria non fanno che interrompere la riforma in corso.

 

In cambio che cosa comportano per le nostre comunità? La perdita dello "status di montanità" porta con sé non solo la riduzione di risorse per i Comuni, ma rischia di mettere in discussione la salvaguardia di alcuni importanti servizi pubblici, oltre ad agevolazioni e opportunità di accesso ai finanziamenti comunitari. Il grave rischio, in buona sostanza, è quello di invertire il processo virtuoso di sviluppo che in montagna si era avviato. E questo proprio mentre mancava solo un ultimo sforzo per traghettare definitivamente il nostro territorio dall'etichettatura di "area depressa" ad una condizione di reale competitività economica e sociale.

 

Negli ultimi 30 anni, CNA ha lavorato a tale scopo, unitamente agli altri attori del territorio, utilizzando al meglio le risorse dei Programmi Integrati Mediterranei, dell'Obiettivo 5b, del Leader II, del Patto Territoriale, dell'Obiettivo 2, aiutando in tanti casi le imprese a raggiungere livelli di eccellenza e magari assumere posizioni di leadership in nicchie di mercato di livello internazionale. Ma non basta, il progresso della montagna deve andare oltre. La nostra azione è andata a promuovere e potenziare la piccola e media impresa, ma anche a favorire la coesione e l'integrazione sociale, la valorizzazione del patrimonio e dell'identità locale ed infine la tutela e il rinnovo delle risorse naturali. Tantissime cose sono state indubbiamente fatte grazie anche all'impegno dei nostri Enti Locali, in primis le Comunità Montane, in termini di infrastrutture e servizi per le imprese e anche attività dirette al sostegno della cultura, dello sport giovanile e del disagio sociale.

 

Confidiamo in un serio ripensamento da Roma; ma se così non fosse e se le risorse economiche stanziate dal Governo andranno prevalentemente a favore dei già opulenti Comuni delle Alpi, è bene che qualcuno del Governo venga qui a dire ai nostri artigiani, ai nostri agricoltori o ai piccoli commercianti, che hanno ipotecato in questi greppi il loro futuro e quello dei loro figli, che tutto franerà rovinosamente sul versante dell'oblio.

 

Giovanni Alessandrini - Responsabile CNA Valle del Savio

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