Quali politiche e quali misure anticrisi

Quali politiche e quali misure anticrisi

Quali politiche e quali misure anticrisi

Si parla spesso - negli ambiti più diversi - di misure anticrisi. Ma che cosa si fa nel concreto e, soprattutto, che cosa può effettivamente sostenere le attività delle nostre imprese?

 

Un tema cruciale è senz'altro quello del lavoro. La proroga della cassa integrazione è una misura apprezzabile, come anche la valorizzazione dell'arbitrato come strumento utile ai lavoratori e alle imprese, per accorciare sensibilmente la durata delle controversie di lavoro. A differenza della grande industria, i nostri associati hanno dimostrato un'ostinata determinazione nel difendere a ogni costo l'occupazione, nel non volere mandare a casa i propri dipendenti, nel tentare di salvaguardare quelle competenze e quell'esperienza costruite nel corso di anni di collaborazione.

 

Nelle piccole imprese, infatti, il rapporto tra datore di lavoro e dipendente va ben oltre i legami contrattuali, implicando un tacito patto di responsabilità, che spesso porta il titolare dell'impresa a condividere le dinamiche aziendali con i propri collaboratori. Lo sforzo, però non può ricadere tutto sulle spalle delle imprese. È fondamentale determinare politiche formative adeguate, in particolare per quanto riguarda l'apprendistato, che risultino quanto più vicine alle necessità dei lavoratori e delle imprese. A riprova di questo si segnala la forte tenuta della manodopera specializzata, elemento qualificante dell'impresa di piccola dimensione.

 

Altro tema centrale riguarda i finanziamenti per le imprese. Il Fondo per il rafforzamento patrimoniale delle PMI rischia di essere una soluzione per pochi. Le piccole imprese sono tenute lontano dal mercato dei capitali dai costi di selezione e di gestione degli investimenti da parte degli intermediari e dalle difficoltà di smobilizzo delle partecipazioni temporanee dei fondi. Diventa invece sempre più strategico il ruolo dei Consorzi fidi, che prima della crisi erano considerati da molti strumenti da "old economy", desueti, invecchiati a confronto degli "effetti speciali" garantiti dalla finanza creativa. Quasi archeologia finanziaria rispetto a bond e derivati. Poi, quando la nuova finanza ha dimostrato tutti i suoi limiti, e ha trascinato il mondo all'interno di una crisi quasi senza precedenti, il mondo delle imprese e quello del credito hanno riscoperto i Confidi. Per i quali il 2010 sarà l'anno della svolta, che li vedrà cambiare radicalmente pelle, trasformandosi da semplici garanti dei prestiti a veri e propri intermediari finanziari.

 

Ora occorre guardare lontano, disegnare - come abbiamo già detto - una vera politica industriale per il paese. In questo senso, ben vengano i 300 milioni di euro stanziati dal Consiglio dei Ministri per il nuovo decreto incentivi, ma non possiamo pensare che questi siano risolutivi. Il 2010 dovrebbe essere l'anno in cui si organizza la reazione, l'anno del riposizionamento competitivo, in cui si esce dalla trincea per ricominciare a combattere sul mercato. Occorre potenziare la capacità di cogliere nuove occasioni di business sui mercati nazionali e esteri, innovando prodotti e modelli organizzativi e rafforzando i patrimoni delle imprese. In un percorso come questo ben si inserisce il disegno di legge sul Made in Italy, perché l''uscita dalla crisi passa inevitabilmente attraverso una più incisiva strategia di promozione delle nostre produzioni di punta e da un controllo scrupoloso sulle filiere.

 

Quello che chiede CNA al Governo, in sostanza, è concretezza e una politica economica coerente con l'obiettivo di mantenere l'Italia al passo con le economie più avanzate. È di questo che il Paese ha bisogno per invertire una tendenza al ribasso che, da ben prima della crisi, affligge la nostra economia.

 

Catia Guerrini

Vicepresidente provinciale CNA Forlì-Cesena

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