Romagnoli celebri: Ercole Baldini

Romagnoli celebri: Ercole Baldini

Quando lo sport a Forlì riempiva le strade e animava i cittadini a dibattiti e discussioni nelle pubbliche piazze, lui era uno dei portagonisti assoluti. Ercole Baldini, conosciuto come l'elettrotreno di Forlì, è uno dei più importanti e straordinari campioni d'Italia. Fra il 1951 e 1954 comincia a delinearsi il suo talento, la sua pedalata è veloce e qualcuno riconosce una marcia in più nel giovane atleta, dote che nel 1954 dimostò  a tutti battendo il record dell'ora, percorrendo km 44,870, ed era solo un dilettante! Una curiosita: l'attuale primatista dell'ora è il ceco Ondrej Sosenka che ha fissato il record a 49,700 km nel luglio 2005.

 

L'anno in cui la sua carriera sportiva conosce una vera svolta è, però, il 1954 quando, ultimato il servizio militare, viene preso sotto l'ala del tecnico Giovanni Proietti che crede nelle sue grandi potenzialità. Così quello stesso anno lo iscrive al Campionato di inseguimento al Velodromo Vigorelli di Milano. Baldini non era molto avvezzo a questo tipo di competizione eppure, dopo un duro allenamento, il risultato fu incredibile: diventò campione italiano dell'inseguimento sconfiggendo il già campione mondiale Leandro Faggin e sfiorando di un solo decimo di secondo il record mondiale e solo due mesi dopo divenne addirittura campione mondiale dell'inseguimento, sconfiggendo in Danimarca, al velodromo Ordrup, di nuovo Faggin. Baldini ora, sulla cresta dell'onda della fama, si impegna per battere nuovamente il record dell'ora che, dal '54, apparteneva a Anquetil e ci riesce: percorre in un'ora Km. 46,393. Dopo questo ennesimo successo il "treno" comincia a pensare alla strada e si concentra sulla preparazione per le Olimpiadi d'Australia: nei giorni precedenti la gara durante un allenamento, viene staccato dai francesi che si affrettano a definirlo soltanto un pistard.

 

Ma nella gara olimpica, su una breve salitella, Baldini stacca tutti e va a conquistare la vittoria Olimpica. Nessuno ipotizzava la vittoria di un italiano al punto che non si troverà l'inno di Mameli che verrà cantato, con grande commozione e orgoglio, dai numerosi italiani emigrati in Australia. A Baldini viene assegnato il Trofeo Gentil, massimo riconoscimento per un ciclista che per la prima volta viene dato ad un dilettante elevandone così la caratura. Nel 1957 Baldini è chiamato a confermare fra i professionisti quanto di buono aveva fatto fra i dilettanti e le attese non vanno deluse: stravince la tappa a cronometro del Giro d'Italia ad una media sbalorditiva che manderà fuori tempo massimo una ventina di corridori costringendo la giuria a ricorrere ad un cavillo giuridico per riammettere almeno una parte dei ritardatari; è 3° nella classifica finale del Giro. Vince poi il Giro di Romagna, del Lazio, il Campionato Italiano ed in coppia con Coppi, il Trofeo Baracchi, ultimo successo di prestigio per il Campionissimo.

 

Le premesse per un grande 1958 ci sono tutte, infatti nella seconda tappa del Giro d'Italia è già maglia rosa; nella cronometro di Viareggio ripete l'impresa dell'anno precedente. Nella tappa che parte da Cesena, nel cuore della sua Romagna, vorrebbe fare bella figura, ma l'arrivo è in salita Boscochiesanuova e i pretendenti alla vittoria sono campioni come Gaul, Bahamontes ed altri non certo abituati a fare sconti sulle montagne. Il tratto pianeggiante che da Cesena porta a Verona fiacca le gambe degli scalatori, ma non quelle di Baldini, eccezionale passista. A metà salita, dopo aver resistito a numerosi attacchi, prende l'iniziativa e se ne va, staccando tutti: lo rivedranno solo all'arrivo: da un punto di vista tecnico può essere considerata forse la sua più grande impresa che lo consacra Campione capace di vincere in qualsiasi specialità e contro gli avversari più forti. Confermerà poi questo successo vincendo il tappone dolomitico con autorevolezza e conquistando la maglia rosa finale. Il Giro d'Italia del 1958 è suo!

 

Non parteciperà al Tour per prepararsi adeguatamente al campionato mondiale e la scelta è azzeccata. A Reims, in fuga subito dopo la partenza, stacca uno ad uno i suoi avversari giungendo solo al traguardo: è Campione del Mondo dei Professionisti su strada, ha raggiunto l'apice della sua carriera: un ragazzo di Romagna siede sul trono più prestigioso dell'Olimpo ciclistico.

 

Purtroppo però da quel giorno inizia un lento ed inesorabile declino: per lui sarà sempre più difficile e più raro ottenere quel perfetto equilibrio che in passato gli aveva premesso di vincere a man bassa in Australia come in Francia, in pista come in strada. Le rare volte che riusciva a raggiungere questo equilibrio poteva ancora battere Anquetil nella cronometro di Forlì e Gaul e Bahmontes nel tappone alpino del Tour del 1959 con arrivo ad Aosta.

L'interruzione anticipata di una tappa del giro 1962 dovuta alla neve ed una notte caldissima che gli impedì di prendere sonno al Tour prima di una cronometro, gli hanno sicuramente tolto qualche cosa.

 

Il 4 novembre 1964 conclude la sua carriera agonistica giungendo secondo nel Trofeo Baracchi in coppia con Adorni.

 

Il ciclismo perde l'elemento più significativo degli ultimi anni, uno che ha saputo dominare su tutti i percorsi, ma soprattutto, perde un campione che ha saputo perdere senza umiliarsi perché prima aveva saputo vincere senza umiliare. A Forlì è ancora ricordato come una celebrità, anche per la sua naturale tendenza alla filantropia che lo rende un uomo, stimato e rispettato dai suoi concittadini.

 

Fonte: sito ufficiale di Ercole Baldini www.ercolebaldini.com

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