Romagnoli celebri: Paolo e Francesca

Romagnoli celebri: Paolo e Francesca

Ormai è diventato d’obbligo. Se si parla dell’uno non si può evitare di citare l’altro e viceversa. E’ stato il loro amore a renderli celebri o la penna del sommo poeta? Questo non sappiamo dirlo noi anche se, seguendo l’insegnamento di Manzoni per cui ai posteri spetterà l’ardua sentenza, possiamo affermare che forse, non tanto le persone di Paolo e Francesca, quanto i personaggi creati da Dante hanno valicato secoli di storia trasformandosi nei martiri dell’amore per eccellenza. Ad ogni modo ci piace pensare che vita e letteratura per una volata coincidano: nel fine settimana degli innamorati, troppo spesso consumistico espediente per dimostrare il proprio amore attraverso il denaro, vogliamo ricordare la storia reale unita alle leggende che si intessono intorno ai due amanti riminesi.

 

Noi leggiavamo un giorno per diletto

di Lanciallotto, come amor lo strinse:

soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fïate li occhi ci sospinse

quella lettura, e scolorocci il viso;

ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disiato riso

esser baciato da cotanto amante,

questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi baciò tutto tremante.

Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:

quel giorno più non vi leggemmo avante.

(Inferno, canto V, vv.127-138)


Paolo Malatesta, detto il Bello era il figlio di Malatesta da Verucchio. Nacque fra il 1246 e il 1248, anche se la data non si conosce con precisione. La famiglia di Paolo fu capostipite dei Malatesta signori di Rimini. Paolo sposò nel 1269 Orabile Beatrice, l’ultima erede dei conti di Ghiaggiolo, un feudo situato tra Romagna e Toscana, rimasto senza eredi maschi. Il casato dei Ghiaggiolo era alleato con i Montefeltro (entrambi ghibellini), invece dei guelfi Malatesta erano nemici, quindi il matrimonio fu sicuramente il frutto di scelte politiche.


Dalla loro unione nacque un figlio maschio, Uberto, che portò il titolo di conte, e una figlia femmina, Margherita.

Tradizionalmente Paolo è stato ritratto come una figura romantica, poco incline alle questioni di potere, rivolto piuttosto alla cultura ed ai piaceri della vita. Recenti indagini svelano invece un giovane molto attento alla politica e immerso nei giochi di potere del tempo.

 

Paolo seguì il padre nelle sue vicende belliche contro i ghibellini: nel 1265 insieme al padre combatté contro Guido da Montefeltro e, nello stesso anno, si scontrò contro i Traversari insieme a Guido da Polenta.

Le sue doti diplomatiche lo portarono ad essere scelto dal Papa Martino IV come Capitano del Popolo a Firenze nel marzo 1282. Qui probabilmente Dante ebbe occasione di conoscerlo. Con il suo ritorno a Rimini, la sua promettente carriera, appena agli inizi, venne interrotta dalla tragica morte: Paolo infatti venne ucciso dal fratello Gianciotto insieme con la cognata Francesca, moglie di Gianciotto. Il fatto avvenne probabilmente tra il febbraio 1283 (ritorno di Paolo a Rimini) ed il 1284. La storia è raccontata in un memorabile passo dell'Inferno di Dante (Canto V). Dante racconta che Paolo era diventato l'amante della moglie del fratello Gianciotto.

 

Francesca figlia di Guido da Polenta, signore di Ravenna, alla giovane età di 15-16 anni, la diede in sposa a Gianciotto Malatesta di Rimini, molto più vecchio di lei e assai brutto; questo matrimonio probabilmente fu concordato non per amore, ma per sancire un'alleanza tra le due signorie romagnole. Di Francesca si sa solo che diede al marito una figlia, Concordia, e forse anche un figlio, Francesco. Secondo il celebre racconto di Dante Alighieri (Inferno, Canto V) e dei vari chiosatori che ne hanno arricchita la storia, essa s'innamorò di Paolo Malatesta, suo cognato, durante il suo matrimonio per procura. Tra i due nacque un amore segreto, che una volta scoperto, fu punito col duplice omicidio. La morte di Paolo e Francesca, secondo gli studî più recenti, avvenne tra il 1283 e il 1285.

 

Le due famiglie dei da Polenta da Ravenna e dei Malatesta da Rimini erano tra le più importanti della Romagna e dopo una serie di scontri esterni e di instabilità politica interna decisero di allearsi. Per guadagnare l'approvazione della giovane a un matrimonio in fondo svantaggioso solo per lei, la tradizione che risale a Giovanni Boccaccio e al suo commento pubblico alla Commedia dettato tra il 1373 e il 1375, parla di un matrimonio avvenuto per procura, dove il procuratore fu il più giovane e aitante fratello di Gianciotto, Paolo Malatesta, del quale Francesca si invaghì per un malinteso, credendo che fosse lui il vero sposo. Si aggiungono poi al quadro narrativo tradizionale la figura del brutto e crudele Gianciotto, fino al maligno servo che spiava i due amanti (aggiunta romantica, non citato da Dante) e poi il tragico e noto finale del duplice omicidio degli amanti.

 

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In realtà andando a guardare alla vera documentazione storica dei fatti sono pochi i dati veramente riscontrabili: i dati meramente anagrafici dei protagonisti, la loro discendenza (una figlia di Francesca e Gianciotto, due figli di Paolo) e niente più. Non vi è infatti traccia né della relazione adulterina né del fratricidio-uxoricidio. Pare infatti che l'alleanza tra le due famiglie fosse così vantaggiosa per entrambe, grazie a strategie politico-dinastiche complementari, che il fatto di sangue diventò uno spiacevole contrattempo, messo a tacere il più presto possibile.

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