Teatro, a Santarcangelo "O la va... o la spacca"

Teatro, a Santarcangelo "O la va... o la spacca"

Debutta venerdì 9 gennaio alle 21, al Teatro Supercinema di Santarcangelo di Romagna la Compagnia dei Comici e Commedianti dell'Abbazia di Thélème con l'opera "O la va... o la spacca" di Stefano Stargiotti.

 

L'atto unico O la va... o la spacca! (O la bèrca la è ti pèl, o la màcia a fè carbòun!) è stato definito dal suo autore, Stefano Stargiotti, "una commedia semiseria di derivazione dialettale". "Semiseria" perché l'intento è quello di far riflettere, ma anche di strappare qualche risata, e poi perché sono i primi, quelli della Co.Co.Co. dell'Abbazia di Thélème a non prendersi troppo sul serio; "di derivazione dialettale" perché, anche se la lingua è l'italiano, il dialetto, che identifica chiaramente la profonda umanità e la fisionomia della gente di Santarcangelo, è continuamente evocato e sempre incombente.

 

Naturalmente... ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale! Ciò a cui il pubblico potrà assistere la sera di venerdì 9 gennaio sarà, in ogni caso, il risultato di un piccolo miracolo di creatività e di aggregazione che un gruppo di donne e uomini di provenienza molto diversa avranno saputo realizzare, spinti dalla comune passione, confortati dall'esperienza e dai trascorsi successi dei più collaudati fra loro, sorretti dalla verve dell'autore e regista, Stefano Stargiotti, al suo secondo esercizio teatrale. In O la va... o la spacca! si confrontano il buon senso di un barbiere e la razionalità di un finanziere, la visione edonistica della vita di un ambiguo viveur, la tenacia e la responsabilità di Lisa e la superficialità di Genny, alla ricerca di facili scorciatoie. A fare da cartina di tornasole, fra tutti, Marioccia, la matta del paese. Su di loro e sulle altre figure che emergono dalla sceneggiatura incombe un futuro sempre più tecnologico e disumanizzato, che non sembra proporre alternative.

 

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Commedia drammatica? Tragedia burlesca? O piuttosto uno sproloquio a più voci, destinato a far risaltare il senso di inadeguatezza dell'uomo di fronte agli effimeri problemi che lo spazio nel quale si è ritagliata una egoistica, ma consolante esistenza gli sottopone quotidianamente? Se "Il teatro - come afferma Giorgio Albertazzi - è visualizzazione dell'utopia", è anche visualizzazione delle inquietudini del tempo.
Info:  0541.624270 

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