Cinema, il film della settimana: ''Un bacio romantico''

Cinema, il film della settimana: ''Un bacio romantico''

Che cosa faceva di “Un bacio Romantico” qualcosa di cui avere paura? In parte il fatto che 2046 ci aveva storditi con la sua accecante perfezione stilistica. Ancor di più, la paura di un'adulterazione dovuta all'espatrio (solo parziale: si tratta di una produzione franco-cinese) e all'uso della lingua inglese? Ebbene, di quei timori Wong Kar Wai fa carta straccia, facendo di Norah Jones (che è una rivelazione, a suo modo) quel che già fece della popstar Faye Wong dalle sue parti, e regalandoci un film che non è solo di palese e folgorante bellezza, ma che è anche un ammirevole esercizio di coerenza.


Il segreto di “Un bacio Romantico” è tutto in quella parola: nel suo non essere affatto una versione occidentalizzata delle opere hongkonghesi del regista, ma l'esempio vivente e pulsante che il suo è ancora un cinema universale, a cui panorami e volti si adattano e di fronte a cui si chinano. Liberatosi dell'ingessatura che per un film forse troppo bello, troppo perfetto e inarrivabile, gli si era costruita attorno alle mani, Wong Kar Wai trova proprio nelle strade e nei panorami degli Stati Uniti, ma sopratutto nelle sue stanze chiuse e nei suoi volti e nelle voci, un modo brillante per sfuggire al rischio di uno svilimento, per eccesso di stilizzazione, del suo cinema - che proprio dello stile faceva la sua bandiera - e per tornare a raccontare la sua storia (aiutato con perizia dal crime novelist Lawrence Block), e le storie che le girano intorno, con una leggiadria che, soprattutto quando la Jones e Jude Law condividono lo schermo, non fa rimpiangere i tempi passati. E si vede, perché questo è un film di Wong Kar Wai nel cuore, nella carne.


Lo è ben oltre le bellissime immagini che l'eccellente Darius Khondji ha onestamente rubacchiato dalla palette di Christopher Doyle: ci sono i volti celati del passato, le reiterazioni musicali (Try a little tenderness) che assumono un significato differente ad ogni riproduzione, interi universi che stanno rinchiusi in una singola stanza (che sia un caffé di New York, un bar di Memphis, o un casinò del Nevada), lo stesso attaccamento quasi feticista agli oggetti (cappelli, chiavi, gettoni) che sconfina in quel romantico e bizzarro animismo che è tra le chiavi del suo cinema, l'ossessione malinconica e profonda e incancellabile per il ricordo, per il rimpianto.


E se anche il film non funziona tutto alla perfezione come quegli incredibili primi 15 minuti iniziali, se anche la parte con Natalie Portman è segnatamente meno riuscita di quella con David Straihairn e Rachel Weisz, poco male: “Un bacio Romantico” è un film che dà e che toglie - ma alla fine lo fa con grande, miracoloso equilibrio. Ci sarà sempre la struggente confessione di una nostalgia, ai bordi di una strada ricoperta di fiori, a far perdonare un urlo fuori posto o una piccola scivolata. Potevamo chiedere davvero poco di più a questa romantica storia d'amore - di un amore gustato e rimandato, che lascia sulle labbra - anche sulle nostre, di labbra - un sapore dolcissimo. Un sapore che persiste, e cresce nei giorni a seguire.

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Giacomo Foglietta
per la redazione di Xplotation

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