Cinema, la recensione: ''American Gangster''

Cinema, la recensione: ''American Gangster''

Arriva oggi nelle sale “American Gangster”, il nuovo, attesissimo film di Ridley Scott. La pellicola, ambientata all’inizio degli anni ’70, racconta la storia di due personaggi opposti ma vicini, il narcotrafficante di colore Frank Lucas (interpretato da Denzel Washington) e il poliziotto Richie Roberts (interpretato da Russel Crowe), sullo sfondo di un’America profondamente segnata dal costo in vite umane della guerra in Vietnam, e dalle contestazioni alla politica estera del governo da parte dei movimenti pacifisti.


Cosa nostra detiene il monopolio del traffico di eroina nella città di New York, grazie alla complicità delle forze dell’ordine e alla compiacenza della classe politica, comprata a suon di milioni. Ma qualcosa negli equilibri sta per cambiare, dal momento che il giovane imprenditore Frank Lucas è fermamente deciso ad acquisire il controllo del mercato degli stupefacenti, spostando così il centro del narcotraffico dal Bronx ad Arlem.


Di lì a poco Lucas diventa il nuovo boss della malavita di New York, mettendo fuori gioco tutte le altre organizzazioni criminali e sfruttando il suo innato carisma per inserirsi negli ambienti che contano. Ma questa nuova stagione del crimine non sfugge al fiuto di Richie Roberts, tormentato agente della narcotici con un intuito particolare per ciò che succede nelle strade. Quando i cammini dei due si incroceranno emergerà l’analogia fra i protagonisti, divisi dalla vita che hanno scelto ma uniti dal codice della strada e dal rispetto per l’avversario.


Certamente coraggiosa la scelta del regista Ridley Scott di confrontarsi con il genere del gangster movie, che in opere come “Quei bravi ragazzi” di Scorsese ha raggiunto certamente un fulgore difficile da eguagliare. Tuttavia, pare che il fascino del padrino non accenni a tramontare, visto che recentemente David Cronenberg, altro mostro sacro del cinema contemporaneo, ha deciso di raccontare le vicende di una famiglia della mafia russa emigrata in Inghilterra, nel suo “La promessa dell’assassino”.


Da segnalare che questo film marca la terza collaborazione fra Ridley Scott e Russel Crowe, iniziata con “Il gladiatore” e continuata in “Un’ottima annata”, consolidando quindi un’unione artistica che vede in Crowe certamente l’attore prediletto dal regista inglese. Accolto favorevolmente dalla critica e dal pubblico, “American Gangster” ha ricevuto una candidatura come miglior film drammatico all’ultima edizione dei Golden Globe (candidatura anche a Denzel Washington come miglior attore protagonista), appena conclusasi, senza però ottenere l’ambito premio, che poteva rappresentare l’anticamera di un Oscar come miglior film, già vinto dal regista nel 2001 con “Il Gladiatore”.


Una curiosità: il film è liberamente ispirato alla vera storia dei due protagonisti, Frank Lucas e Richie Roberts. Il primo, nato a il 9 settembre del 1939 a La Grange, nel North Carolina, divenne il più potente signore della droga statunitense, prendendo il posto del suo maestro, Ellsworth Johnson, detto "Bumpy", uno dei gangster della zona di cui Frank a sedici anni era diventato l’autista e l’inconsapevole allievo.


Il secondo, invece, è l’ispettore di polizia che con un paziente lavoro di indagine incastrò Lucas, nel 1975 condannato a 70 anni di carcere, ma uscito quasi subito per aver accettato di collaborare con le autorità. Oggi Lucas vive su di una sedia a rotelle e si dedica all’attività di volontariato.


a cura della redazione di Xploitation

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