Il film della settimana: ''Colpo d'occhio''

Il film della settimana: ''Colpo d'occhio''

Decidiamo di dare un’ultima, disperata, possibilità alla televisione italiana: se è vero che accendere questa settimana il media contemporaneamente più amato ed odiato della nostra italietta significava sentire parlare di “Colpo d’occhio”, chi siamo noi per non dare visibilità ad un film che fa tanto parlare di sé?! Scacciamo per un attimo lo spettro della promozione a tappeto che aleggia da sempre sia sulle reti private che su quelle pubbliche e conformiamoci a quello che, evidentemente, desidera il pubblico.


Perchè, dati alla mano, il cinema italiano negli ultimi anni sta impazzando al box office: nelle prime dieci posizioni figurano infatti ben quattro film di produzione nostrana, segno che, almeno a livello quantitativo, la settima arte autoctona non è così agonizzante come vogliono farci credere. Che tutto questo successo sia poi nelle mani dei soliti noti, delle solite commedie tra il romantico e il demenziale, delle varie letterine, veline e scamarcine, beh, questo è un altro discorso. Dando quindi ragione alla quantità di biglietti staccati è impossibile tacere sul nuovo film che porta la firma di Sergio Rubini nella triplice veste di attore, regista e sceneggiatore: “Colpo d’occhio” si presenta con la scomoda etichetta di thriller romantico, forse proprio nel tentativo di destreggiarsi tra la marea di pellicole adolescenziali di cui Fausto Brizzi e soci ci stanno inondando. Piaccia o meno, in un periodo di calma piatta come quello che stiamo attraversando, il solo provarci è un mezzo risultato.


Tanto più che “La terra”, il precedente film da regista di Sergio Rubini, sicuramente nella top ten degli attori di cui più possiamo vantarci, è un opera nient’affatto disprezzabile. Anche in questa nuova fatica il cineasta pugliese non vuole rinunciare a dirigere sé stesso, forse per rimettersi in gioco con un ruolo diverso dagli ultimi ricoperti in commedie a tutto tondo (“Manuale D’amore 2” e “Commediasexi”) e per non rinunciare al sicuro carisma che è capace di esercitare davanti alla macchina da presa. Abbastanza prevedibili ed insipide le altre presenze sul set: si parte dal prezzemolino Riccardo Scamarcio, capace nel giro di un anno di farci prudere le mani dopo averlo sopportato nuovamente nei panni di Step in “Ho voglia di te”, di farsi applaudire nel duetto con Elio Germano in “Mio fratello è figlio unico” e di stupire in “Go go tales”, al soldo di un mostro sacro come Abel Ferrara.


Si passa quindi al debutto cinematografico di Paola Barale che, dopo aver fatto una comparsata in “Cascina Vianello”, versione bucolica della ben più applaudita sitcom, sembrava essersi dedicata completamente a prendersi cura del fidanzato Raz Degan. Chiude il cast in bellezza Vittoria Puccini, ancora bisognosa di scrollarsi di dosso lo scomodo personaggio di “Elisa di Rivombrosa” e dimostrare il suo talento prima ancora della sua bellezza.


Luci ed ombre di un film che sicuramente non si ricorderà come il salvagente del cinema italiano ma che, in un panorama quantomeno omogeneo, prova timidamente ad alzare la cresta.


Michelangelo Pasini

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per la redazione di Xploitation

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