Il film della settimana: ''Grande, grosso e... Verdone''

Il film della settimana: ''Grande, grosso e... Verdone''

In una recente intervista Carlo Verdone raccontava un episodio legato al suo esordio come regista. La sera precedente il primo ciack di “Un sacco bello”, Verdone – che all’epoca viveva ancora con la madre - sentì suonare il campanello di casa ad un’ora tarda. Sollevato con circospezione il citofono, una voce all’altro capo dell’apparecchio lo apostrofò: «Tanto ‘o so che nun stai addormì…».


Era Sergio Leone – produttore, mentore e guida spirituale dell’avventura cinematografica che Verdone si apprestava ad intraprendere – il quale lo invitava ad andare a fare una passeggiata, per allentare la tensione della sera prima di un importante debutto. Verdone ricordava che i due percorsero a piedi praticamente tutta Roma, conversando della vita, di donne e di cinema, fino a che non si fece l’ora di andare sul set. Con questa storia alle spalle, quell’esordio non poteva che rappresentare il primo passo di una brillante carriera.


Ma, a dispetto dell’immagine un po’ boccaccesca e cialtrona che spesso prevale, Verdone è sempre stato, prima di tutto, un regista ed un fine conoscitore del cinema di ieri e di oggi. Inoltre, la sua sensibilità artistica si è sempre collocata al confine tra l’umorismo e la malinconia, tra la nevrosi e la satira, tra il desiderio di ridere e piangere di sé stessi. Se in questo egli ricorda molto un maestro indiscusso del cinema di tutti i tempi come Woody Allen, per l’altro verso Verdone paga forse eccessivamente le frequenti incursioni nel territorio della commedia all’italiana, con i suoi personaggi caratteristici e la sua voglia di mettere alla berlina le abitudini peggiori dell’Italia di borgata.


Tutto ciò è testimoniato da alcuni dei suoi film più belli, come: “Maledetto il giorno che ti ho incontrato”, “Perdiamoci di vista”, “Borotalco”, “Compagni di scuola”, “Al lupo, al lupo”, “Stasera a casa di Alice”, etc. A cui si contrappongono le vere e proprie commedie, come: “Un sacco bello”, “Troppo forte”, “Viaggi di nozze”, “Gallo Cedrone” e, naturalmente, “Grande grosso e Verdone”, nuovo capitolo della eterna analisi canzonatoria che Verdone opera ai danni della società contemporanea.


Anche questa volta la formula del film ad episodi serve a spezzare il ritmo e a dare maggiore freschezza alla pellicola, che riprende i personaggi dei primi film - l’alter ego un po’ imbranato, il barone universitario cinico e opportunista, il coatto romano in crisi matrimoniale – rileggendoli però alla luce dell’Italia di oggi. La resa comica è assicurata, perché con Verdone si ride sempre di un riso dolce, che lascia però sempre un po’ di amaro in bocca.



Giacomo Foglietta

In collaborazione con Xploitation

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