Il film della settimana: ''Interview''

Il film della settimana: ''Interview''

Il 2 novembre del 2004 il regista, attore, produttore televisivo e pubblicista olandese Theo van Gogh è stato ucciso in pieno giorno, nel centro di Amsterdam, dal fanatico religioso mussulmano Mohammed Bouyeri a causa del suo cortometraggio submission, che racconta la condizione della donna islamica. Venerdì esce nelle sale “Interview”, diretto e interpretato da Steve Bescemi con la conpartecipazione della bella e brava Sienna Miller.


Il film è il remake dell’ultimo lungometraggio di van Gogh, che era stato presentato al Toronto Film Festival poco prima della sua morte. La decisione di rifare il film è stata presa dai produttori originali, che hanno affidato il progetto a Steve Buscemi, per realizzare una trilogia di pellicole sul rapporto tra universo femminile e maschile, di cui “Interview” rappresenta il primo capitolo. Il film prende le mosse dall’incontro tra il giornalista di guerra Pierre Peders e l’attricetta di soap opera Katya, per un’intervista commissionata a Pierre dal direttore del giornale per cui lavora.


In un primo tempo Pierre è sdegnato, poiché il compito che gli è stato imposto gli appare degradante per un intellettuale della sua caratura, da anni inviato di guerra nelle zone più calde del Globo, abituato a raccontare conflitti drammatici e ad affrontare situazioni particolarmente pericolose, in nome della verità e della qualità dell’informazione. Tuttavia, Katya si rivela molto più interessante dell’immagine stereotipata che Pierre se ne era fatto e, gradualmente, l’orgogliosa e scostante irritazione del giornalista cede il passo ad una sottile e ambigua curiosità per il mondo di Katya, tanto lontano dal suo quanto inspiegabilmente affascinante.


Nasce così fra i due una certa intesa, basata sulla scoperta che entrambi hanno sofferto molto e che non è necessario avere vissuto esperienze simili per riuscire a capire il dolore dell’altro. Ma anche questo primo livello di affiatamento si trasforma presto in qualcosa di diverso, che ritiene in sé la magia dell’incontro iniziale ma anche le inevitabili contraddizioni insite nello scontro di due universi profondamente contrastanti, che rappresentano una sintesi tra due modi opposti di comprendere il prossimo e la vita.


Il film, che conserva l’intero cast tecnico dell’originale, è interamente girato avvalendosi solamente di tre macchine da presa (due sui protagonisti ed una fissa) per dare maggior risalto alle interpretazioni e un ritmo più serrato, e per restituire lo stile “realista” tipico del cinema di van Gogh.




Giacomo Foglietta

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Per la redazione di Xploitation

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