Il petroliere

Il petroliere

IL PETROLIERE (THERE WILL BE BLOOD)


Stati Uniti d’America, 1927. Upton Sinclair, scrittore nativo di Baltimora ed attivo propagandista di ideali socialisti, pubblica Oil!, la sua ennesima opera narrativa in cui denuncia le condizioni dei lavoratori americani. Ad ottant’anni di distanza Paul Thomas Anderson dirige “There Will Be Blood”, pellicola che uscirà questa settimana nelle sale cinematografiche italiane con il titolo de “Il Petroliere”, ispirandosi al romanzo di Sinclair.


Il film riceve due candidature ai Golden Globe ed otto nominations agli Oscar (tra cui quelle più prestigiose per miglior film, miglior regia e miglior attore protagonista), e fa il pieno di consensi al 58mo Festival di Berlino in corso di svolgimento in questi giorni. Il personaggio principale della pellicola, Daniel Plainview, interpretato da Daniel Day-Lewis, è un minatore texano che diventa un tycoon del petrolio nella California dei primi ‘900: un uomo totalmente votato al successo, che liquida senza tanti complimenti ogni ostacolo, tanto brutale quanto umano, in grado di ispirare anche simpatia.


Un personaggio poliedrico e di difficile interpretazione che solamente l’attore irlandese di origine britannica, classe 1957, già vincitore di un premio oscar nel 1990 come miglior attore protagonista ne “Il mio piede sinistro” di Jim Sheridan, avrebbe potuto impersonare. Un attore vero, capace di cambiare pelle come un serpente, annullare se stesso, diventare violento, abbietto, minaccioso. E poi tornare alla vita vera, fuori dallo schermo, per anni.


Accanto a Day-Lewis, si fa notare un astro nascente del cinema americano, Paul Dano, 23 anni, che lo scorso anno fece sensazione nel ruolo del giovane afasico, maniaco del pensiero di Nietzsche, fratello della piccola protagonista di “Little Miss Sunshine”.


Qui Danon interpreta un giovane prete, Eli sunday, che nella piccola comunità californiana sconvolta dalla scoperta dell’oro nero si scontra con l’atteggiamento mercenario di Plainview: uno scontro tra ricchezza e fede. Il film di Paul Thomas Anderson, già regista di Boogie Nights (1997), Magnolia (1999) ed Ubriaco d’amore (2002), è proprio come il suo protagonista: ambizioso e potente; la sua regia segue sullo schermo un Daniel Day-Lewis che si è ispirato al personaggio interpretato da John Houston nel Chinatown (1974) di Roman Polanski, e che per capire la febbre che animava i protagonisti di quell’epoca, i cercatori di petrolio, si è rifatto alla sua febbre, quella della recitazione.


Il film, anche se ambientato all’inizio del ‘900, ha molti punti in comune con l’attualità, e comunque ruota intorno a tre punti fondamentali: il sangue, il petrolio e la religione. Argomenti trattati più volte nei suoi scritti da Upton Sinclair, che scomparve nel 1968, un profeta inascoltato, documento di un’epoca di traumatiche mutazioni sociali.



Nicola Vandi

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a cura di Xploitation

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