Senatori contro Dolce&Gabbana: ''Bloccate quello spot''

Senatori contro Dolce&Gabbana: ''Bloccate quello spot''

ROMA – Il mondo politico protesta contro gli stilisti Dolce & Gabbana, colpevoli di aver lanciato una pubblicità choc nella quale viene simulato uno stupro ai danni di una donna. Dopo aver suscitato polemiche giusticate in Spagna, anche in Italia i due stitlisti sono ora al centro dell'attenzione.

Destra e sinistra si sono espresse a favore di un ritiro della pubblicità come già accaduto in Spagna in una lettera sottoscritta dai senatori dell'Ulivo Albertina Soliani, Anna Maria Carloni, Silvana Amati, Colomba Mongiello, Fiorenza Bassoli, Massimo Livi Bacci, Beatrice Magnolfi, Anna Maria Serafini, Carlo Fontana, dal vicepresidente del gruppo Luigi Zanda e da Laura Bianconi e Maria Burani Procaccini di Forza Italia.

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"Chiediamo che Dolce e Gabbana ritiri la pubblicità o che l'azienda sia richiamata al rispetto delle regole. Desideriamo sottoporre al vaglio del suo giudizio la pubblicità di Dolce e Gabbana che compare in questi giorni su alcuni organi di stampa - spiegano i tredici senatori nella lettera al Giurì. La pubblicità rappresenta in maniera non allusiva una vera e propria istigazione allo stupro di gruppo: una donna sofferente a terra e tre uomini sulla cui funzione l'immagine non lascia dubbi. Siamo sconcertati e offesi poichè essa va molto oltre la concezione della donna come oggetto che il più delle volte ricorre nelle immagini pubblicitarie. Chiediamo come sia possibile far passare nella pubblicità immagini così violente sapendo che essa diventa spesso veicolo di modelli di comportamento e di icone. Recenti indagini Istat - concludono i senatori - confermano la drammaticità e la diffusione della violenza sessuale contro le donne: sono circa 7 milioni, il 31,9, le donne che subiscono violenze fisiche e sessuali. C'è bisogno di azioni e di modelli positivi, non certo di immagini che istigano alla violenza. Chiediamo che Dolce e Gabbana ritiri la pubblicità o che il Giurì dell'Istituto dell'Autodisciplina pubblicitaria richiami l'azienda al rispetto delle regole".

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