Un tuffo nel passato: Tito Maccio Plauto

Un tuffo nel passato: Tito Maccio Plauto

Tito Maccio Plauto (255 a.c. - 184 a.c.) è stato un importante drammaturgo latino. Nell'introduzione allo "Pseudolo" lo studioso Cesare Questa scrive "Pochi e poco attendibili sono i dati che gli antichi stessi ci hanno tramandato circa la vita di Plauto, ma Cicerone, buon conoscitore del poeta, ci offre due informazioni e in sé attendibili e confrontate da altre notizie: la prima dice che Plauto morì sotto il consolato di Publio Claudio e Lucio Porcio, essendo censore Catone il Vecchio, cioè nel 184 a.c.; la seconda dice che Plauto durante la vecchiaia 'si divertiva' nel comporre "Pseudolus" e "Truculentus". (...) Come patria del poeta Gerolamo e altri conoscono Sarsina (Gerolamo, più precisamente dice: "Paluto Sarsinate dell'Umbria"), una piccola città, tuttora esistente, situata nell'Appennino emiliano-romagnolo: nell'antichità la zona faceva parte dell'Umbria, molto più estesa dell'omonima regione attuale, mentre oggi Sarsina è compresa nella Romagna. (...) La critica moderna accetta come sicure solo le date di nascita e di morte, la nascita a Sarsina, la "fioritura" a Roma in un periodo che va dalla fine del III secolo a.C. al 184 circa (...) I pochissimi dati sicuri circa la vita di Plauto vanno dunque integrati cautamente considerando l'ambiente teatrale del tempo, quello in cui il poeta ha fatto il suo apprendistato: in principio attore di atellana, specializzato nella parte do Maccus sino quasi a confondersi con questa maschera nella memoria del pubblico".


Le notizie intorno a questo personaggio storico, anche per i ricercatori sono dunque assai confuse: nemmeno il suo nome è certo, come traspare dall'introduzione di Questa, infatti in alcune sue commedie si firma come Plautus in altre Maccius. Probabilmente sono entrambi i soprannomi sono stati usati dall'autore in momenti diversi della sua carriera: il primo deriva o da Piedi piatti o dai cani plautini, mentre il secondo da un personaggio dell'Atellana, Maccus appunto, il che fa ritenere che Plauto fosse stato anche attore di atellane e che quest'ultime abbiano notevolmente influenzato la sua attività teatrale. Inizia a rappresentare le sue commedie durante gli anni della seconda guerra punica. Dopo la sua morte circolarono moltissime commedie intestate a lui di cui buona parte si rivelarono in seguito dei falsi. Marco Terenzio Varrone, 150 anni dopo la sua morte, le analizzò e le classificò in tre gruppi: 21 certamente plautine, 19 di attribuzione incerta e 90 spurie.


L’intreccio tipico di ogni commedia plautina, ispirata a quella greca, è sempre riconducibile alla lotta per il possesso di un bene (soldi o donne); lotta che, normalmente, vede la vittoria del rivale giovane sul più anziano. I vincitori molto spesso sono servi e schiavi che fanno dell'astuzia il loro punto di forza. Come ben scrive Questa la sua opera fu molto imporatante anche perché "questo teatro che in apparenza trovava ragion d'essere solo nella dichiarata dipendenza da precisi modelli di volta in volta annunziati al pubblico, questo teatro che voleva essere solo la trasposizione nella lingua nazionale di un patrimonio culturale straniero sentito come ricco e nobile - questo teatro diede origine ad uno dei fenomeni letterari più vasti e complessi della civiltà occidentale: "la traduzione artistica".



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