150 anni dell'Unità d'Italia, duello a distanza tra Bossi e Fini

150 anni dell'Unità d'Italia, duello a distanza tra Bossi e Fini

150 anni dell'Unità d'Italia, duello a distanza tra Bossi e Fini

Umberto Bossi e Gianfranco Fini divisi sulle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia. Il primo, attraverso le colonne di "Repubblica", ha affermato che sono "e solite cose un po' inutili e un po' retoriche. Non so se ci andrò, devo ancora decidere. Ma se Napolitano mi chiama". Bossi auspica di arrivare ai festeggiamenti "con il federalismo fatto, che sia legge e diventi finalmente realtà", perché "è l'unico pezzo che manca al compimento della storia del nostro Paese".

 

Su "La Stampa", Fini ha deprecato l'atteggiamento "di sostanziale negazione dell'unità nazionale" della Lega, dicendosi non affatto sorpreso. Poi ha aggiunto: "Considero molto grave che il Pdl non prenda sue iniziative per celebrare l'Unità". Fini ha definito anche "un'inezia" i 35 milioni di euro stanziati dal governo per le celebrazioni, "prova della miopia di quanti - ha affermato - nel mio partito dicono: stiamo già facendo".

 

Per il presidente della Camera l'Italia è già unita. Sul federalismo fiscale "siamo ancora nella fase di raccolta dati, bisogna capire che cosa comporta in termini di costi e di coesione sociale. Non è allarme rosso, e nemmeno disco verde a prescindere". "Se andiamo avanti di questo passo avremo troppi sindaci e troppi presidenti di regione che buttano via i soldi", ha affermato Bossi. "Non si può - ha aggiunto - continuare così perché con questo andazzo rischiamo di finire male, come un'altra Grecia ma di grandi dimensioni e con esiti disastrosi per tutti".

 

Per il leader della Lega contro il rischio di tracollo la ricetta, è il federalismo, "perché significa dare delle regole che faranno bene sia al Nord che al Sud: il Nord smetterebbe di pagare e il Sud di buttare via i soldi".

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