Ancora una notte di fuoco in Libia, giornalisti come scudi umani

Ancora una notte di fuoco in Libia, giornalisti come scudi umani

Ancora una notte di fuoco in Libia, giornalisti come scudi umani

TRIPOLI - Continuano le incursione in Libia. Nel mirino dell'operazione della coalizione occidentale che si è data l'obiettivo di rovesciare il regime di Muammar Gheddafi, sono finiti Tripoli, Zintan, Misurata, Sirte, Sabha e una zona a est di Bengasi dove le forze del raìs stanno arretrando. L'obiettivo dei caccia sono legati in particolare alla difesa aerea libica. Si sono uditi colpi di contraerea seguiti da esplosioni vicino a Bab al-Aziziya, dove c'è il bunker di Gheddafi.

 

I raid hanno colpito anche una base navale situata 10 chilometri a est della capitale, dove sarebbe scoppiato un incendio. Le forze armate statunitensi hanno annunciato di avere lanciato 20 missili Tomahawk nelle ultime 12 ore. Attorno all'area in cui risiede abitualmente Gheddafi si stanno alternando alcuni sostenitori che si sono resi disponibili a fare da scudi umani per impedire gli aerei della coalizione a non bombardare. Ma si parla anche di civili costretti a radunarsi nei pressi degli obiettivi. Anche i giornalisti stranieri verrebbero utilizzati allo scopo.

 

Intanto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, è tornato a ribadire che il comando delle operazioni deve passare alla Nato. "E' una questione di serietà - ha affermato -. Non possiamo immaginare che ci siano comandi separati da ciascuno dei quali dipendano alcune scelte". Il titolare della Farnesina ha ricordato che anche il premier britannico David Cameron "sostiene la posizione italiana" e ha auspicato che lo facciano "anche gli amici americani".

 

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Con una moltiplicazione di comandi, ha spiegato ancora Frattini, "ognuno vorrebbe riassumere il controllo delle operazioni". L'Italia "non si tira indietro, ma se sette basi dipendono dal controllo Nato non ho nulla da obiettare. Se cosi non fosse gli aerei che partiranno dalle basi italiane devono essere sotto un controllo di cui mi assumo la responsabilità".

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