Articolo 18, Napolitano non firma. Dubbi sull'arbitrato

Articolo 18, Napolitano non firma. Dubbi sull'arbitrato

Articolo 18, Napolitano non firma. Dubbi sull'arbitrato

ROMA - Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha rinviato alle Camere la legge che riforma alcune parti del diritto del lavoro, tra cui il noto articolo 18 che regola le procedure di licenziamento. Una scelta dovuta "dalla estrema eterogeneità della legge e in particolare dalla complessità e problematicità di alcune disposizioni - con specifico riguardo agli articoli 31 e 20 - che disciplinano temi, attinenti alla tutela del lavoro, di indubbia delicatezza sul piano sociale".

 

"Terremo conto dei rilievi del presidente della Repubblica", ha commentato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. "È il problema dei cosiddetti decreti omnibus, dove finiscono molte norme che spesso non hanno nulla a che vedere con il provvedimento originario e su questi decreti il presidente della Repubblica ha sempre mostrato sensibilità", ha spiegato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni.

 

"E' una decisione - ha affermato il segretario Guglielmo Epifani - che conferma le considerazioni della Cgil sugli aspetti critici del provvedimento. E' di tutta evidenza l'intempestività di una dichiarazione comune su una legge  nemmeno ancora promulgata nè pubblicata sulla Gazzetta ufficiale". "Finalmente il presidente della Repubblica batte un colpo e rimanda alle Camere la legge che voleva svuotare lo statuto dei lavoratori", ha commentato il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro.

 

I primi di marzo l'aula aveva approvato il ddl. Un provvedimento che contiene norme sui lavori usuranti, gli ammortizzatori sociali, l'apprendistato e le controversie sul lavoro. La contestata normativa sull'arbitrato, aveva sottolineato il ministro Sacconi, faceva parte della versione originaria della legge Biagi: "Il diritto sostanziale del lavoro, incluso l'articolo 18 dello Statuto non è stato minimamente toccato".

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