Berlusconi attacca la Consulta, Di Pietro: ''E' fascismo''

Berlusconi attacca la Consulta, Di Pietro: ''E' fascismo''

ROMA - Il duro affondo del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, contro la Consulta ("da organo di garanzia si è trasformata in organo politico") hanno innescato una raffica di reazioni nel mondo politico e tra i magistrati. "Berlusconi sta stracciando la Carta Costituzionale, prima riducendo il Parlamento a un servizio privato ora volendo eliminare la Consulta, ultimo baluardo della Costituzione. Se non è fascismo questo, che cosa ci vuole, l'olio di ricino?", ha attaccato il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.

 

IL PD - "Sono convinto che il Ppe si preoccuperà perché sa bene che cosa significa picconare la Costituzione - ha commentato il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani -. Credo si tratti di affermazioni gravissime che faranno il giro dell'Europa e drammatizzeranno ancora di più il caso Italia". "È triste aver assistito all'ennesimo show indecente del presidente del Consiglio. Credo che l'imbarazzo creato dalle sue parole sia ben evidenziato dagli atteggiamenti e dai no comment di capi di governo come Angela Merkel", ha affermato Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd.

 

UDC -  Secondo Rocco Buttiglione (Udc), che rappresenta il partito al congresso Ppe, "non fa bene trasferire in ambito europeo le vicende personali del presidente del Consiglio: conferma l'immagine dell'Italia come un Paese di Pulcinella. E preoccupa l'annuncio di voler cambiare la Costituzione per colpire la magistratura".

 

L'ANM - "Per fortuna di tutti l'ordinamento italiano e la Costituzione prevedono organi di garanzia e il controllo dell'operato di qualsiasi potere e ordine, magistratura compresa - hanno affermato i vertici dell'Associazione nazionale magistrati -. La magistratura italiana non accetta classificazioni e inquadramenti forzati, che di volta in volta la colorerebbero di rosso o di nero, a seconda dei destinatari delle indagini; e di colore opposto quando assolve".

 

Sulle riforme costituzionali ventilate dal premier, il sindacato delle toghe non nasconde la propria preoccupazione: "Tali annunci sembrano piuttosto stravolgimenti dell'attuale sistema democratico. Ma, sempre grazie alla Costituzione, sappiamo che ogni modifica richiede un lungo iter, larghe maggioranze e, eventualmente, l'interpello del popolo italiano. Perciò continuiamo ad operare serenamente".

Commenti

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -