Berlusconi: ''Lo scioglimento delle Camere non è nei pensieri di Napolitano''

Berlusconi: ''Lo scioglimento delle Camere non è nei pensieri di Napolitano''

Berlusconi: ''Lo scioglimento delle Camere non è nei pensieri di Napolitano''

ROMA - "Lo scioglimento delle Camere non è nei pensieri del presidente Napolitano". Lo ha affermato il premier Silvio Berlusconi intervenendo a "La Telefonata" di Mattino Cinque di Maurizio Belpietro. Durante il colloquio di venerdì scorso al Quirinale, ha aggiunto il Cavaliere, il capo dello Stato ha "garantito che finchè c'è un governo che governa e una maggioranza politica che lo sostiene e che lavora non esistono motivi per sciogliere il Parlamento".

 

"La Costituzione, comunque, prevede che senza una formale crisi di governo, per interrompere anticipatamente una legislatura occorre che il Presidente della Repubblica, consulti sia i Presidenti delle Camere, sia il presidente del Consiglio, cioè Silvio Berlusconi", ha detto il premier.

 

Il Cavaliere ha ricordato che nel precedente del 1994 il presidente della Repubblica ebbe "l'assenso del premier di allora, che era Ciampi, il quale acconsentì dicendo che la funzione del suo Governo si era esaurita: questo non è il nostro caso perchè il Governo è nella pienezza delle sue funzioni".

 

Berlusconi ha poi commentato il discorso di Gianfranco Fini all'assemblea costituente di Futuro e Libertà, definendo "irricevibile" la proposta congiunta delle dimissioni. "Io non ho mai tradito il mandato degli elettori, non ho sabotato il governo e le riforme e non ho usato la mia veste istituzionale per ordire complotti e ribaltoni", ha evidenziato il premier.

 

Infine, per il presidente del Consiglio, "bisogna valutare se il nuovo ruolo di Fini sia compatibile con quello di presidente super partes previsto dalla Costituzione". "Non si era mai visto nella storia repubblicana - ha aggiunto - un presidente della Camera prima fondare un partito e poi trasformare la terza carica dello stato in una fazione politica".

 

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Berlusconi si è detto convinto che si potranno mettere in cantiere tutte le riforme necessarie al Paese perché presto maggioranza potrà raggiungere quota 325 deputati, un numero di voti più che sufficiente per far passare i provvedimenti in Aula e nelle commissioni di Montecitorio, mentre al Senato in centrodestra non ha mai avuto problemi di numeri.

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