Birmania, si temono 60mila vittime

Birmania, si temono 60mila vittime

Birmania, si temono 60mila vittime

Si aggrava di ora in ora la situazione in Myanmar, l'ex Birmania, dove il ciclone Nargis ha provocato la morte di decine di migliaia di persone. Il conto ufficiale parla di 22.500 persone sono morte e 41mila disperse. Una vera e propria ecatombe, alla quale si devono aggiungere i milioni di cittadini che sono ridotti senza un tetto sotto al quale vivere. Una condizione tragica, aggravata dall'atteggiamento della giunta militare che governa il martoriato paese.  

 

Ora si punta il dito contro il mancato intervento del governo birmano, nonostante gli allarmi che avevano annunciato l'arrivo del ciclone Nargis, che ha provocato devastazione, morte e distruzione.

 

"L'India avvertì la Birmania con 48 ore di anticipo dell'arrivo di Nargis - ha rivelato il portavoce del Dipartimento meteorologico indiano -. Indicammo il punto di impatto del ciclone precisandone la forza e tutte le questioni collegate".

 

Il bilancio delle vittime, come detto, è destinato a salire. "Ci sono 41 mila dispersi, ma in tanti pensano che la maggior parte di queste 41 mila persone siano morte", ha detto Andrew Kirkwood, direttore per la Birmania di Save the Children.

 

Onu: un disastro enorme. Le Nazioni Unite definiscono il passaggio del ciclone in Myanmar, dove si contano 60mila tra morti e dispersi, "un disastro enorme". "L'intera regione del basso delta e' sotto l'acqua - ha detto il portavoce dell'ufficio dell'Onu per il coordinamento degli aiuti umanitari con sede a Bangkok, Richard Horsey - Le squadre (di soccorso) parlano di corpi che galleggiano sull'acqua. Questo e' un disastro enorme". Lo stesso Horsey ritiene che il numero delle vittime del ciclone "Nargis" potrebbe aumentare "drammaticamente" rispetto ai 22.500 morti contati ufficialmente.

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