Caos liste, dal Cdm sì al decreto. Arriva l'ok dal Quirinale

Caos liste, dal Cdm sì al decreto. Arriva l'ok dal Quirinale

Caos liste, dal Cdm sì al decreto. Arriva l'ok dal Quirinale

ROMA - Il consiglio dei ministri ha approvato il decreto interpretativo per risolvere il "nodo" delle liste rimaste escluse in vista delle prossime elezioni regionali. Il via libera è arrivato dopo appena 35 minuti. "Nessuna modifica alla legge elettorale - ha commentato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni -. Abbiamo dato un'interpretazione per consentire al Tar di dare applicazione alla legge in modo corretto". In tarda serata l'ok dal Quirinale.

 

Il decreto varato dal Consiglio dei ministri, spiega una nota, è finalizzato ad ''assicurare il pieno esercizio dei diritti di elettorato attivo e passivo'', questo in nome della ''esigenza di garantire i valori fondamentali della coesione sociale''. Il decreto ''detta alcuni criteri interpretativi di norme in materia di rispetto dei termini per la presentazione delle liste, di autenticazione delle firme e di ricorsi contro le decisioni dell'ufficio centrale regionale''.

 

In tutto sono tre articoli, di cui il primo conterrebbe 4 commi costituendo il cuore del provvedimento. Il primo comma consentirebbe infatti di presentare le liste a Roma il primo giorno non festivo, vale a dire lunedì dalle 8 alle 16, mentre gli altri riguarderebbero la Lombardia trovando una soluzione anche in quel caso, intervenendo sui timbri. Il secondo articolo invece accorcerebbe i tempi della campagna elettorale e il terzo e ultimo sarebbe relativo all'entrata in vigore.

 

"Abbiamo approvato decreto legge di interpretazione autentica del procedimento elettorale - ha chiosato Maroni -. Non c'è alcuna modifica alla legge elettorale, sono norme interpretative. Nessuna riapertura dei termini e nessuna riammissione di termini".

Commenti (4)

  • Avatar anonimo di ReArtù
    ReArtù

    Be, se questa non è dittatura allora non so proprio cosa dire. In pratica si fa una legge per consentire a qualcuno di infrangere un'altra legge. Occorre inventare il sesto mondo per trovare un simile comportamento. (Avevo scritto altro ma l'ho cancellato. Lascio a voi l'immaginazione).

  • Avatar anonimo di pirpa
    pirpa

    Bossi rincara la dose dal Congresso federale della Lega: il capo di Forza Italia parla meneghino ma nel cuore è palermitano «La Fininvest è nata da Cosa Nostra» Lo tengono in piedi perché rappresenta i loro interessi al Nord, è il loro "figlio di buona donna" di Matteo Mauri bresciaLa guerra è aperta da tempo. Ma ora entra in campo l'artiglieria pesante. E se alle accuse di mafia che da tempo Bossi lancia contro Berlusconi, il Cavaliere risponde col silenzio, adesso il Senatur ha deciso di alzare il tiro. «Tanto per essere chiari, per far capire alla gente», replica ad un congressista che aveva criticato la «politica dell'insulto» del segretario leghista. L'attacco di Umberto Bossi a Silvio Berlusconi, è durissimo. Il segretario della Lega Nord nel corso del suo intervento al Congresso straordinario del Carroccio, ha più volte dato del "mafioso" a Berlusconi. Da tempo il leader leghista, durante gli innumerevoli comizi, aveva indicato nel Cavaliere «l'uomo di Cosa Nostra». Al congresso, la tesi è diventata ufficiale. «L'uomo di Cosa Nostra» viene citato decine e decine di volte. E con lui tutte le aziende che fanno capo al leader di Forza Italia. L'anomalia italiana è lì: se ne devono convincere in primo luogo tutti i delegati, poi l'opinione pubblica.«La Fininvest - ha affermato Bossi - ha qualcosa come trentotto holding, di cui sedici occulte. Furono fatte nascere da una banca di Palermo a Milano, la banca Rasini, la banca di Cosa Nostra a Milano. E a Palermo hanno preso un meneghino per rappresentare i loro interessi. La verità è che se cade Berlusconi cade tutto il Polo, e al Nord si prende tutto la Lega

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    pirpa

    Ma non lo faranno cadere: perché sarà pure un figlio di buona donna, ma è il loro figlio di buona donna, e per questo lo tengono in piedi». Se l'ex-Capo dello Stato Francesco Cossiga negli ultimi due giorni è andato giù durissimo nei confronti del Cavaliere, Bossi non è certo stato da meno. Anzi, ha alzato il tiro, entrando anche nei dettagli, quando ha parlato della Banca Rasini, delle holding occultate, della nascita della prima tv berlusconiana, del partito degli azzurri

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    pirpa

    «Un palermitano - ha affermato Bossi - è a capo di Forza Italia. Perché Forza Italia è stata creata da Marcello Dell'Utri. Guardate che gli interessi reali spesso non appaiono. In televisione compaiono volti gentili che te la raccontano su, che sembrano per bene. Ma guardate che la mafia non ha limiti. La mafia, gli interessi della mafia, sono la droga, e la droga ha ucciso migliaia e migliaia di giovani, soprattutto al Nord».Eppoi ancora, come in un crescendo: «Palermo ha in mano le televisioni, in grado di entrare nelle case dei bravi e imbecilli cittadini del Nord»; «Silvio è uomo della P2, cioè del progetto Italia»; «La Banca Rasini è la banca di Cosa Nostra a Milano»; «Berlusconi ha fatto ciò che ha voluto con le televisioni, anche regionali, in barba perfino alla legge Mammì»; «Berlusconi parla meneghino ma nel cuore è un palermitano».«L'uomo di Cosa Nostra»: Bossi, nelle tre ore d'intervento, ha indicato spesso il disegno dietro il palco in cui era raffigurato alle spalle di Berlusconi, un sicario siculo con lupara e coppola.Dopo aver ricordato i molti «giovani del Nord morti per droga», Bossi ha aggiunto: «Molte ricchezze sono vergognose, perché vengono da decine di migliaia di morti. Non è vero che "pecunia non olet". C'è denaro buono che ha odore di sudore, e c'è denaro che ha odore di mafia. Ma se non ci fosse quel potere, il Polo si squaglierebbe in poche ore. Ecco il punto».

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