Caso Boffo, Feltri si scusa: ''False accuse''

Caso Boffo, Feltri si scusa: ''False accuse''

Caso Boffo, Feltri si scusa: ''False accuse''

ROMA - "Il caso è chiuso". Prima il duro attacco. Adesso la retromarcia. Vittorio Feltri, in un'editoriale pubblicato venerdì su "Il Giornale", riduce il caso delle presunte molestie dell'ex direttore di Avvenire a "una bagatella e non uno scandalo". "La ricostruzione dei fatti descritti nella nota, oggi posso dire, non corrisponde al contenuto degli atti processuali", ha rilevato, aggiungendo che Boffo "non risulta implicato in vicende omosessuali".

 

"Non mi sarei mai occupato di Dino Boffo, giornalista prestigioso e apprezzato, se non mi fosse stata consegnata da un informatore attendibile, direi insospettabile, la fotocopia del casellario giudiziale che recava la condanna del direttore a una contravvenzione per molestie telefoniche. Insieme, un secondo documento che riassumeva le motivazioni della condanna", ha scritto Feltri.

 

"Da quelle carte, Dino Boffo non risulta implicato in vicende omosessuali - ha evidenziato Feltri -, tantomeno si parla di omosessuale attenzionato. Questa è la verità. Oggi Boffo sarebbe ancora al vertice di Avvenire". Inoltre, ha aggiunto, "ha saputo aspettare, nonostante tutto quello che è stato detto e scritto, tenendo un atteggiamento sobrio e dignitoso che non può che suscitare ammirazione".

 

Secondo il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, quella di Feltri è "una retromarcia clamorosa e importante". "Dicemmo all'inizio della vicenda - ha proseguito - che con un galantuomo come Boffo il tempo sarebbe stato galantuomo. Questa volta abbiamo dovuto aspettare meno del consueto".

 

"Le scuse pubbliche pubblicate sulla prima pagina del Giornale, tuttavia - ha aggiunto - non riparano completamente ai danni subiti non solo da Boffo ma anche da un metodo di informazione corretta fondata sui fatti, e non cancella le responsabilità di chi conduce battaglie mediatiche con mezzi tutt'altro che limpidi".

 

"Le affermazioni di Feltri - ha proseguito Tarquinio - sono importanti perché ridanno dignità «ad una vita brutalmente capovolta», ma devono «far riflettere noi giornalisti sulla responsabilità che abbiamo verso i lettori e verso noi stessi".

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