Caso Mills, Cassazione: ''Le sue reticenze favorirono Berlusconi''

Caso Mills, Cassazione: ''Le sue reticenze favorirono Berlusconi''

Caso Mills, Cassazione: ''Le sue reticenze favorirono Berlusconi''

"Il fulcro della reticenza di David Mills, in ciascuna delle sue deposizioni, si incentra nel fatto che egli aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest, e non alla persona di Silvio Berlusconi, la proprietà delle società offshore, in tal modo favorendolo in quanto imputato in quei procedimenti". Lo evidenzia la Cassazione nelle motivazioni con le quali il 25 febbraio ha dichiarato prescritto il reato di corruzione in atti giudiziari nei confronti di Mills, negandogli, però, l'assoluzione.

 

La Cassazione riconosce la colpevolezza dell'avvocato inglese in relazione al reato contestato di corruzione in atti giudiziari ("il suo comportamento", scrivono "configura reato") e, anche se si e' prescritto "il 23 dicembre 2009", Mills dovrà risarcire Palazzo Chigi, costituitosi parte civile nel processo, con 250 mila euro come "danno di natura non patrimoniale" causato alla Pubblica amministrazione. A questo proposito, piazza Cavour rileva che "i parametri adottati ai fini della liquidazione in via equitativa non sono stati riferiti alla gravità della condotta del Mills".

 

Inoltre le sezioni unite penali della Cassazione spiegano che Mills, con le sue deposizioni ai processi 'Arces' e 'All Iberian', aveva favorito il premier tacendo la riconducibilità a lui delle società del cosiddetto comparto B del gruppo Fininvest. Questo in quanto "si era reso necessario distanziare la persona di Silvio Berlusconi da tali società, al fine di eludere il fisco e la normativa anticoncentrazione, consentendo anche, in tal modo, il mantenimento della proprietà di ingenti profitti illecitamente conseguiti all'estero e la destinazione di una parte degli stessi a Marina e Piersilvio Berlusconi".

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