Crisi libica, l'Italia: Gheddafi vada in esilio

Crisi libica, l'Italia: Gheddafi vada in esilio

Crisi libica, l'Italia: Gheddafi vada in esilio

ROMA - Summit a Londra sulla crisi Libica. Prende sempre più corpo l'ipotesi dell'esilio del Colonnello in un Paese africano, un opzione avanzata dal ministro degli Esteri Franco Frattini, e sostenuta tra gli altri dalla omologa spagnola Trinidad Jimenez. Al termine del Summit, il ministro Frattini ha tracciato un bilancio parlando di "risultato politico estremamente positivo" e di "unità di visione sul fatto che la missione nel paese non è un fine".

 

L'obiettivo è una soluzione politica. Tra i trentasette ministri che si sono riuniti a Londra c'è condivisione sul fatto che spetti ai libici decidere il loro futuro attraverso un processo a cui "Gheddafi non partecipi" e il Cnt alla guida. "Il Raìs deve lasciare", ha affermato il titolare della Farnesina, ribadendo l'esigenza di "sostenere un'azione condivisa per l'avvio di un dialogo che includa tutte le parti del territorio libico".

 

Per Frattini in questo contesto "il cessate il fuoco è certamente indispensabile" e ha come precondizione l'uscita di Gheddafi, "altrimenti si rischierebbe un paese diviso in due". La Francia è pronta a discutere con gli alleati un aiuto militare agli insorti in Libia, evidenziando però che si attiene alla stretta applicazione della risoluzione Onu. L'ambasciatrice Usa alle Nazioni Unite Susan Rice aveva affermato che gli Stati Uniti non "escludono" di fornire assistenza anche militare ai ribelli libici.

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