Di Girolamo scrive a Schifani: ''Dopo l'ignominia voglio la verità''

Di Girolamo scrive a Schifani: ''Dopo l'ignominia voglio la verità''

ROMA - Il senatore del Pdl, Nicola Di Girolamo, ha consegnato alla presidenza del Senato la sua lettera di dimissioni. Il politico è indicato come referente della 'Ndrangheta nell'inchiesta sulla maxi evasione fiscale che ruota attorno a Fastewb e Telecom Sparkle e all'imprenditore romano Mokbel e su di lui pende una richiesta d'arresto. "Illustre presidente- scrive Di Girolamo nella missiva-, con la presente Le rassegno le mie dimissioni dalla carica di senatore della Repubblica Italiana".

 

"Dopo tanto fango, dopo l'ignominia di un'esposizione mediatica che mi ha descritto agli occhi dei Paese come un 'mostro', usurpatore della politica e del mandato elettorale, credo fermamente che sia arrivato il momento della responsabilità e della verità dei fatti. Sono convinto- prosegue il senatore del Pdl- di dover rendere disponibile la mia persona, la mia storia personale, la mia esperienza recente, perché chi dovrà giudicarmi possa davvero conoscere i contorni di una vicenda che non è tutta 'criminale' e che potrà finalmente essere vagliata lontano dai riflettori e dal clamore delle prime suggestioni. Sono entrato nell'Aula del Senato forte di una delega affidatami da 24.500 elettori di tutti i Paesi europei. Cittadini italiani, né mafiosi né delinquenti. Di una piccola parte di costoro avrebbe abusato un gruppo di individui probabilmente 'inquinati' da frequentazioni criminali".

 

"Non mi interpreti come troppo 'ingenuo', signor Presidente- aggiunge Di Girolamo nella lettera a Schifani- non ero 'consegnato' anima e corpo a questi figuri. La frenesia della campagna elettorale mi ha spinto a valutare poco e male. E Lei, mi auguro, immaginerà che non si diventi mafioso nello spazio di un mattino, colpevole come sono di uno o due incontri disattenti. Sono entrato in Senato da professionista del diritto, incensurato".

 

"La mia- spiega- non è stata una storia semplice. Una persona perbene, incapace tuttavia di difendersi innanzi alla protervia dei malevoli e dei menzogneri. In politica ne ho incontrati alcuni. Figli di un'altra storia, ben diversa dalla mia, capaci di fagocitarmi nella smania delle promesse. Ma le mie colpe verranno circoscritte dalla verità che saprò esporre ai magistrati cui ho deciso di consegnarmi. Forte della convinzione di collaborare alla ricerca della verità e della certezza che dovrò riscattare faticosamente il mio onore innanzi alla mia famiglia, ai miei amici ed all'assemblea del Senato alla quale ho partecipato con orgoglio e dedizione".

 

Per questo, scrive ancora il senatore del Pdl, "intendo, con questa ferma decisione, allontanare dalla Camera Alta del nostro Ordinamento l'ignominia che mi ha riguardato e che saprò ricondurre alle circostanze ed ai fatti che possono essermi ascritti. Le chiedo scusa, signor Presidente, di averle procurato imbarazzo. Le scuse più profonde le devo, tuttavia, a mia moglie e ai miei figli per quanto hanno patito in questi giorni terribili. Dovranno fare a meno della mia presenza per un lungo tempo. Sarà durissima, per me e per loro. Ma avrò guadagnato, con questa sofferta decisione, l'orgoglio del riscatto. Per me, per il Senato, per la politica tutta. Forse sarò l'unico ad essere ricordato per aver rassegnato le dimissioni, evento davvero poco usuale in questo drammatico momento di storia nazionale".

 

"Ma non importa- aggiunge Di Girolamo- mi affido alla Provvidenza, pronto a sfidare ogni falsità, confidando nella verità ed abbracciando, con la mia famiglia, il progetto di Dio, in Cristo, sperando nella vocazione posta "nel cuore e nella mente di ogni uomo".

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