Egitto in fiamme nel "venerdì della rabbia", decine di morti

Egitto in fiamme nel "venerdì della rabbia", decine di morti

Egitto in fiamme nel "venerdì della rabbia", decine di morti

IL CAIRO - Egitto in fiamme nel "venerdì della rabbia". Gli oppositori al regime di Hosni Mubarak hanno occupato strade e piazze delle principali città, assaltando i palazzi del potere, dalle sedi dei ministeri all'edificio che ospita il partito del presidente. Ancora incerto il bilancio delle vittime degli scontri al Cairo: si parla di dieci morti e oltre 900 feriti. Tra le vittime un ragazzo 14enne ucciso a Port Said. La rivolta si è estesa dal Cairo alle altre città del paese.

 

Un'altra persona è morta nel Sinai e vi sarebbero anche due vittime tra le forze dell'ordine. I feriti sono quasi 900.  L'esercito è in strada: sarebbero almeno quattrocento gli arresti. Le autorità egiziane hanno annunciato che è stato decretato il coprifuoco nelle città del Cairo, di Alessandria e di Suez. È andata a fuoco anche la sede del Partito Nazionale democratico di Mubarak.

 

Nella stessa giornata l'ex capo dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica Mohammed ElBaradei, che era tornato in Egitto giovedì candidandosi a guidare la transizione, è stato fermato dalla polizia, riporta Al Jazeera. La polizia ha usato manganelli per disperdere il cordone di manifestanti che si era formato attorno a ElBaradei per proteggerlo dall'intervento delle forze dell'ordine, poi è stato condotto agli arresti domiciliari.

 

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Sulla situazione di instabilità che si è creata in tutto l'Egitto, il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs ha dichiarato: "Per gli Stati Uniti, questa crisi può essere risolta solo dal popolo egiziano". "Il popolo egiziano ha il diritto di vivere in una società democratica che rispetta i diritti umani di base", ha affermato il segretario di Stato americano, Hillary Clinton. "Gli Stati Uniti - aggiunge - sono partner del governo egiziano e del suo popolo".

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