Fini: �Al Nord il Pdl esca da subalternità alla Lega�

Fini: “Al Nord il Pdl esca da subalternità alla Lega”

Fini: �Al Nord il Pdl esca da subalternità alla Lega�

ROMA - "Lo dico con un po' di polemica. Il rapporto con la Lega al Nord il Pdl lo deve configurare uscendo dalla condizione di subalternità". Cosi' il presidente della Camera, Gianfranco Fini, presentando il bimestrale 'Charta Minuta' della fondazione Farefuturo. "Anche perché - ha osservato - da che è mondo e' mondo tra l'originale e la fotocopia l'elettore alla fine sceglie l'originale". "Non ci si può lamentare se l'elettore sceglie di conseguenza".

 

"Non si tratta di rompere l'alleanza, ma ci si divide là dove ci sono diverse sensibilità". Questo non vuol dire - ha proseguito Fini- che bisogna buttare a mare l'alleanza ma discutere su alcune questioni su cui il Pdl deve avere una diversa sensibilita' e non un approccio fotocopia alla Lega. Anche perche' il Pdl ha una dimensione nazionale". Il presidente della Camera ha parlato anche di riforme: "Credo che per contribuire a mantenere la fondata speranza che questa legislatura sia costituente, si puo' anche pensare di riformare la seconda parte della Costituzione non con un unico disegno di legge per tutta la riforma, ma mettendo su diversi binari vari ddl".

 

Il ragionamento di Fini parte dalla considerazione che si dovrebbe imparare dalla vicenda del tentativo di riforma fatto nella legislatura 2001-2006, al termine della quale "il centrodestra riusci' a fare in Parlamento la riforma, ma poi, poiche' non c'era una maggioranza qualificata, l'opposizione fece ricorso al referendum che la boccio'". Ecco, ha osservato Fini, "partiamo da quei temi su cui si puo' trovare una convergenza" e invece "di un unico ddl, lavoriamo su binari diversi sapendo che alcuni possono arrivare in stazione e altri si possono fermare, dipende dalle convergenze".

 

Secondo il leader di Montecitorio, "trovare dei punti di convergenza con l'opposizione non e' per forza necessario, ma e' un percorso da aprire". Un tema su cui "gia' c'e' convergenza e sul quale si possono muovere i primi passi per le riforme- ha aggiunto - e' la forma-stato, che non e' una 'questioncella', vale a dire la questione dell'opportunita' o meno di porre fine al bicameralismo".

 

Fini ha poi smentito le voci che lo vorrebbero ispiratore di una corrente all'interno del Pdl. Farefuturo serve per realizzare una corrente? Ma vi pare che scioglievo un partito del 12 per cento per fare una corrente..". "Con l'ultimo congresso di An- ha evidenziato Fini- abbiamo deciso, con un certo travaglio ma convintamente, di chiudere il Novecento e la storia della destra che faceva parte della storia repubblicana. Qualcuno puo' dire 'una bella o brutta storia', ma comunque sono stati 50 anni di storia italiana. Quindi, si arriva al Pdl e poi decido di fare una corrente? Se fosse così ricoverateci...".

 

Fini ha insistito: "Non c'e' alcuna intenzione di far nascere una corrente, nessun desiderio di irregimentare. Noi non vogliamo fare un partito nel partito, chi sta nella fondazione non e' un gruppo di congiurati che decidono di disturbare il manovratore, ma e' un gruppo di uomini e donne che ha l'ambizione di buttare il 'sale nella minestra'". Tant'e', ha evidenziato, che nella fondazione "non ci sono solo uomini provenienti da An, ma anche esponenti che vengono da Forza Italia e qualcuno che non era ne' An ne' Forza Italia".

 

Per Fini sbaglia anche chi pensa che "chi si ritrova nella fondazione la debba necessariamente pensare allo stesso modo. Se fosse cosi'- ha concluse - saremmo in contrasto con quello di cui parliamo tutti i giorni e con l'idea che abbiamo del Pdl. Come si puo' pensare che ci sia una ortodossia e una eresia? In un partito deve esistere il dibattito".

 

Fini ha poi parlato della legge elettorale: "non e' un totem, e' cambiata e cambiera'. Sicuramente sara' oggetto di dibattito, non certo a 18 mesi dall'inizio della legislatura, ma al termine". "Attenzione pero'- ha aggiunto - a non concentrare l'attenzione sulla punta del dito piuttosto che sulla luna. La luna e' il sistema politico, il dito e' la legge elettorale". Il tema vero, continua Fini, "e' il sistema politico, si deve pensare alle conseguenze che una riforma elettorale ha sul sistema". Il confronto, conclude, sara' "tra chi vuole il sistema bipolare e chi ritiene che si debba tornare alla fase in cui chi aveva vinto si sapeva dopo le elezioni". "Una fase- ha concluso - di cui io non ho nostalgia".

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