Fini: ''no ad una democrazia giudiziaria''

Fini: ''no ad una democrazia giudiziaria''

Fini: ''no ad una democrazia giudiziaria''

ROMA - L'indipendenza delle toghe è irrinunciabile, ma va evitato l'avvento di una democrazia giudiziaria. Così Gianfranco Fini intervenendo lunedì alla presentazione a Montecitorio del libro di Luciano Violante. Il presidente della Camera non ha dubbi: di fronte agli scontri e alle polemiche degli ultimi tempi tra politica e magistratura ''e' giusto interrogarsi sull'esigenza di garantire in modo stabile un funzionale equilibrio democratico tra i poteri".

 

"Certamente, in questa costante ed essenziale ricerca - ha evidenziato Fini - va mantenuto il valore irrinunciabile dell'indipendenza della magistratura, sia giudicante che requirente, ma va anche evitato l'avvento di una democrazia giudiziaria". Poi bisogna "valorizzare, con riferimento ai magistrati, il principio di responsabilità che consiste nell'adempiere ai doveri d'ufficio con imparzialità e rigore deontologico". "Anche questi - ha sottolineato Fini - sono aspetti costituzionali che potrebbero essere i valori ispiratori dell'agire della magistratura in questa fase storica".

 

Il presidente della Camera ha quindi sostenuto che pm e giudici abbiano "un margine di discrezionalità troppo ampio rispetto alla scelta di come qualificare giuridicamente un fatto". Nella società attuale, soprattutto in Italia, esiste, secondo Fini "un'esasperata giuridicizzazione della vita sociale". Secondo il numero uno di Montecitorio in Italia "la complessività del sistema giuridico è ancora più elevata che in altri paesi a causa della spinta a regolamentare ogni aspetto della vita sociale e ad estendere, di fronte all'ineffettività di molte regole, il ricorso alla sanzione penale". Il diritto penale, quindi, ha aggiunto Fini, "è diventato modo normale di legiferare con ovvio sovraccarico di aspettative in ordine alle funzioni di questa branca del diritto".

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