Governo caduto: Prodi al Quirinale

Governo caduto: Prodi al Quirinale

ROMA – Romano Prodi è arrivato poco fa al Quirinale per rassegnare le dimissioni nelle mani del capo dello Stato Giorgio Napolitano. Il Professore ha lasciato in auto palazzo Chigi poco dopo le 21.05 dall'ingresso posteriore di via dell'Impresa. Con lui, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta e Carlo Malinconico, segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. A Napolitano Prodi presenterà le dimissioni dopo la sconfitta in Senato.


IL NO DEL SENATO - Il governo Prodi non supera l’esame del Senato. Palazzo Madama ha respinto la mozione di fiducia presentato dal premier con 161 voti contrari, 156 favorevoli ed un astenuto. Tre senatori non hanno preso parte alla votazione, si tratta di Pallaro, Pininfarina e Andreotti. Subito dopo la lettura dell’esito del voto da parte del presidente del Senato, Franco Marini, tra i banchi del centrodestra è scoppiato l’entusiasmo. C’è anche chi si è portato una bottiglia di spumante.


LA CRISI - Ora si apre la crisi di governo e probabilmente Romano Prodi si recherà nei prossimi minuti al Quirinale per riferire della situazione al presidente Giorgio Napolitano, che avvierà la gestione della crisi.


Secondo la consuetudine istituzionale, il premier dovrebber poi riunire il Consiglio dei ministri per comunicare le dimissioni, ma è un atto non indispensabile nel caso di abbandono dell'incarico a seguito di sfiducia parlamentare.


Prodi dovrà invece recarsi alla Camera e al Senato per presentare ai presidenti Fausto Bertinotti e Franco Marini le dimissioni. A quel punto il presidente della Repubblica sarà a tutti gli effetti incaricato di gestire la crisi.


LE REAZIONI - “Una grande gioia. Ora si va dritti a votare”. Questo è stato il primo commento di Gianfranco Fini, leader di Alleanza nazionale. L’ex ministro degli Esteri del governo Berlusconi, ha commentato: "Ho sentito le dichiarazioni di voto di tutta la sinistra, e sparavano a zero soprattutto su Veltroni e sul Pd".


Anche per la Lega Nord ora occorre tornare alle urne. Roberto Castelli, presidente dei senatori del carroccio, afferma: “Ora per le condizioni del Paese la soluzione più diretta è dare la parola al popolo con le elezioni".


Non è d’accordo Lamberto Dini, uno dei senatori che hanno provocato la caduta del governo Prodi assieme all’Udeur di Mastella. “Era purtroppo facile prevedere come il governo non disponesse, in modo eclatante, dei numeri necessari per superare lo scoglio della fiducia al Senato. Si è assistito a un'inutile prova muscolare che doveva essere evitata".


L’AGGRESSIONE A CUSUMANO – Tensione alle stelle nell’aula del Senato dove il premier, Romano Prodi, ha chiesto il voto di fiducia per mantenere in vita il governo. Il Senato si è trasformato in un’arena non appena il senatore dell’Udeur, Nuccio Cusumano, ha deciso di votare sì nonostante il partito si sia schierato per il no. Cusumano è stato aggredito dal compagno di partito Tommaso Barbato. Al grido di ‘pezzo di merda’, Barbato ha mandato all’ospedale Cusumano, che è stato colpito da un malore.


"Scelgo per il Paese, scelgo per la fiducia a Romano Prodi", aveva detto Cusumano annunciando il suo sì alla fiducia. Un intervento che ha mandato su tutte le furie Tommaso Barbato, senatore dell’Udeur, che ha aggredito l’ex compagno di partito accusandolo tra l’altro di essere un “pagliaccio” e un “venduto”.


A quel punto Cusumano si è messo a piangere e si è sentito venire meno. Assistito da alcuni senatori e dai commessi del Senato, il senatore si è accasciato tra i banchi in attesa dell’arrivo dei soccorsi. Fortunatamente per lui si è trattato solo di un malore passeggero. Ma la fortuna è anche per l’Unione di centrosinistra, che al momento del voto potrà così contare anche sul sì di Cusumano.


“Cosa gli ha fatto cambiare idea? Gli hanno offerto qualcosa?” si è chiesto un arrabbiatissimo Barbato. “Non lo so, ma quanto e' successo è grave, la politica e l'Italia hanno bisogno di uomini seri". “Questa è mancanza di serietà, dignità e coerenza”ha tuonato il senatore dell’Udeur.

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