Governo, Crespi (Ekma ricerche): ''Caduto Prodi! Viva Prodi!''

Governo, Crespi (Ekma ricerche): ''Caduto Prodi! Viva Prodi!''

Pubblichiamo di seguito l'intervento di Luigi Crespi, di 'Ekma Ricerche', in merito all'analisi della situazione dopo la caduta del governo Prodi.


A sorpresa il Governo Prodi è caduto ma, a pensarci bene, si tratta di una sorpresa annunciata.

Dalla sua nascita i numeri al Senato di cui disponeva questo Governo lo hanno sempre reso precario. Quello che è avvenuto ieri, di fatto, poteva avvenire in qualsiasi momento. Vediamo di approfondire alcuni passaggi e di capire chi ci guadagna da questa vicenda.


E' evidente che il sistema elettorale italiano genera, il più delle volte, vincitori incapaci di governare ed è evidente che Romano Prodi è interessato più a governare che a vincere le prossime elezioni. Questo è un passaggio di cui dobbiamo tenere conto nella valutazione dei fatti futuri. Prodi, che non ha il problema di essere rieletto alle prossime politiche, credo che abbia l'interesse di determinare ciò che i libri di storia scriveranno di lui. Quindi, paradossalmente, la persona che può trarre il massimo vantaggio da questa crisi è proprio Romano Prodi. Ma veramente crediamo che possa accadere quello che è già accaduto due legislature fa? Che Cossiga, D'Alema, Mastella, possano determinare l'avvento di un Governo diverso da quello voluto dagli elettori come d'altronde è già accaduto nel 1998? I nomi che ricorrono sono gli stessi: D'Alema, che lancia l'ultimatum forse in modo imprudente, Cossiga che vota contro e il ruolo di Mastella preso da Andreotti e che ancora le sorti del nostro Paese debbano essere decise da Cossiga e da Andreotti è una cosa da brividi... D'Altronde, il ruolo politico, redivivo, che i senatori a vita hanno avuto è stato determinato da chi ha deciso di istituire un Governo fondato sul loro consenso.


Quindi Prodi, che ha passato otto mesi sull'altalena, se dovesse riuscire a rimettere in piedi un governo allargato, ristretto, blindato, ecc. ecc. è probabile che diventi immortale. Se dovesse essere, invece, fatto fuori e visto che ritengo che nessuno voglia andare ad elezioni anticipate, chi ci perderà saranno proprio quei partiti che più di tutti ne hanno determinato la caduta: Verdi, PRC, Comunisti Italiani, Udeur, Di Pietro. I piccoli partiti della coalizione ogni giorno a turno hanno acceso un incendio pensando di controllarlo. Questa volta, invece, l'incendio li ha bruciati e lo sguardo di Mastella perso nel vuoto, ieri, nei telegiornali ne è un'esemplificazione. Cosa voglio dire? E'chiaro che non andando al voto, e se Prodi non dovesse rifare un altro governo, l'unica vera alternativa diventa un governo tecnico o di grande coalizione che, come compito principale, avrebbe quello di rifare la legge elettorale e, come compito subalterno, quello di mangiarsi i piccoli partiti con la loro capacità di contrasto che, oggettivamente, è sempre superiore alla loro capacità di produrre consenso. Quindi chi ha appiccato il fuoco ora corre disperatamente a cercare di spegnerlo ed è per questo che credo che, alla fine, ci troveremo di fronte ad un terzo Governo Prodi più forte di prima.


Il voto di ieri è un voto paradossale: la maggioranza disunita su tutto ieri si è presentata al Senato unita e compatta ma questa unità non è bastata perché i numeri, al Senato, non ci sono mai stati. Il dato politico, in realtà, è che l'opposizione ne esce massacrata in quanto ormai è chiaro a tutti che, se si votasse domani, l'UDC di Casini non starebbe con Berlusconi e l'astensione al Senato sancisce, al di là della propaganda, il fatto che in Italia l'opposizione di Casini è una cosa, l'opposizione di Berlusconi un'altra e Fini rimane sicuramente legato ai voti di Berlusconi sapendo che quest'ultimo non sarà più il candidato dello schieramento di centrodestra. In tutto ciò bisogna capire cosa farà la Lega e come si innesta l'accordo firmato lunedì scorso (che Berlusconi non avrebbe mai firmato se avesse previsto la caduta del Governo Prodi) tra Bossi e Berlusconi sul tema della Padania in relazione alle alleanze delle prossime amministrative. Inoltre, la lunga marcia che Berlusconi aveva iniziato - che passava attraverso le amministrative e che aveva come obiettivo la debacle del Governo Prodi alle Europee - è stata in questo modo interrotta; cioè l'idea che Berlusconi rosolasse a fuoco lento Prodi non è più attuale perché Prodi non è più sulla graticola e Berlusconi non è pronto ad una prossima tornata elettorale anche perché sa che 15 punti di vantaggio, legati più alla simpatia anzi all'antipatia che il Governo Prodi ha presso l'opinione pubblica, non si trasformerebbero in voti elettorali e sa bene anche che i 100.000 di Vicenza, scesi in piazza contro Prodi, non voterebbero mai per lui né tantomeno per Fini e, benché in piazza urlino contro Prodi, nelle urne si dividerebbero in due categorie: quelli che non vanno a votare e quelli che, anche turandosi il naso, tra Berlusconi e Prodi continuerebbero a scegliere il male minore.


Chi non è coinvolto nelle battaglie di partito sa che quello che è capitato a Prodi ieri, sarebbe potuto capitare anche a Berlusconi se a vincere fosse stato lui ed i problemi che Prodi ha nella sua coalizione sono maggiorente evidenti perché al governo e le conseguenze delle differenze diventano spesso fatti drammatici ma le due coalizioni si trovano nelle identiche situazioni strutturali. Il sistema non regge più.

Quindi, cade il Governo Prodi e la CdL non esiste più; ancor meglio, via Prodi, finito Berlusconi. Il dualismo su cui si è retta la politica italiana negli ultimi 15 anni cessa. Ecco perché sono convinto che Prodi farà il suo "bis".


Ma il contrappasso dantesco più divertente è che la maggioranza non ha la maggioranza e il problema non sta nei partiti, nelle sue segreterie, ma sta nel controllo che esse hanno dei propri parlamentari e se pensate che questi parlamentari sono stati scelti dai segretari di partito ad personam abbiamo la cifra della qualità e dell'intelligenza della nostra classe politica. Ma la questione centrale che a me sta a cuore è che questo Governo, veramente, non gode della simpatia degli italiani; non piace, non sa comunicare, non è ruffiano. Insomma, non riesce ad accarezzare la gente nel verso giusto, ma questa è una questione su cui occorre la massima attenzione. Tutte le caratteristiche elencate sopra sono le caratteristiche sulle quali Berlusconi ha fondato il suo sistema di potere: consenso, simpatia, empatia, emotività, pubblicità, attengono all'archetipo berlusconiano. Prodi è di un'altra razza, di un'altra natura, non sta a me giudicare ma anche grazie all'approccio di D'Alema e ad una squadra di ministri che non dispiace all'opinione pubblica, là dove perde in simpatia, guadagna in fiducia. Insomma, da Prodi e D'Alema una macchina usata la compreremmo, magari non passeremmo insieme la notte di Carnevale (preferiremmo passarla con Berlusconi che verrebbe sicuramente accompagnato...) ma chi di noi comprerebbe una macchina usata da Calderoli o da Brancher? Non voglio cadere in discorsi partigiani da cui cerco sempre di scostarmi; vorrei veramente dare un serio contributo di analisi. Prodi e Berlusconi vanno misurati con parametri diversi, rispondono ad esigenze diverse, sono in campo, si sostengono a vicenda ma rappresentano e parlano ad emisferi non necessariamente contrapposti ma differenti.


La questione D'Alema: D'Alema è il ministro più amato del Governo Prodi, amato anche da una parte del Centrodestra ed inviso dai radicali del Centrosinistra. D'Alema piace alla gente perché appare serio, concreto e competente; è un uomo affidabile e sembra animato da solidi principi quindi l'azzardo di ieri "o mi votate o tutti a casa" alla fine rischia di essere l'arma più importante per dare forza al futuro Governo Prodi e, se così dovesse essere, regola i conti con gli incendiari e li mette in condizione, in un futuro Governo, di non poter più utilizzare determinate argomentazioni. Sì, forse ha ecceduto con il tono troppo perentorio ma veramente qualcuno può immaginare che questo Governo avrebbe potuto sopravvivere ad un voto contrario sulla politica internazionale? Avrebbe potuto solamente sopravvivere a se stesso e quindi per questo Governo e per il futuro di questa maggioranza la cosa migliore è quella che è accaduta anche perché io non credo ad un Governo delle larghe intese. Certo un allargamento della base della maggioranza potrebbe accadere ad personam, ma credo soprattutto che o questa maggioranza trova in sè la forza di governare per i prossimi anni o si deve assumere la responsabilità di consegnare il Paese al Centrodestra e visto che nessuno vuole le elezioni anticipate, il percorso sembra già delineato.


Ma chi è il vero sconfitto anzi, chi ha ottenuto una vittoria di Pirro? E' proprio il Vaticano. E sì, l'ingerenza ossessiva ed occulta dell'apparato ecclesiastico guidato da Ruini e Ratzinger che sicuramente hanno favorito la caduta di questo Governo, sancirà una linea di discontinuità dei rapporti con la Chiesa che porterà, nel giro di qualche anno alla fine del Concordato.


Concludendo, chiunque governerà il nostro Paese, con qualsiasi maggioranza ed in qualsiasi condizione, non può immaginare di farlo contro l'opinione pubblica. In democrazia il consenso è il bene più prezioso e in questo momento l'opinione pubblica, nella sua maggioranza, chiede elezioni anticipate. Sappiamo che non gliene daranno ma alla serietà e all'affidabilità bisogna unire un pizzico di affabilità altrimenti la prossima volta da Palazzo Chigi, chiunque vi sarà insediato, sarà cacciato con il forcone.

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Luigi Crespi

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