Grandi eventi, Scajola non andrà dai magistrati perugini

Grandi eventi, Scajola non andrà dai magistrati perugini

Grandi eventi, Scajola non andrà dai magistrati perugini

ROMA - Claudio Scajola non si presenterà davanti ai magistrati della Procura di Perugia che indagano sugli appalti per le Grandi Opere. Una decisione motivata dal fatto che, dopo le notizie sull'inchiesta apparse in questi giorni sui giornali, l'ex ministro dello Sviluppo economico verrebbe sentito "in una veste che parrebbe ormai solo formalmente, ma non già sostanzialmente, quella di persona informata sui fatti". A spiegarlo l'avvocato Giorgio Perroni, legale di Scajola.

 

Secondo l'avvocato, l'audizione avverrebbe "senza, quindi, il rispetto delle garanzie difensive normativamente previste".Questo ragionamento ha portato l'avvocato a definire "scorretta" la convocazione. Per Perroni, la procura di Perugia è incompetente ad indagare sulla vicenda che coinvolge il suo assistito ed anche questa è una ragione per la quale l'ex ministro non si presenterà a deporre.

Perroni ha ripercorso la vicenda che ha visto coinvolto l'ex ministro, parlando della "singolare situazione" che si è venuta a determinare a partire dalle notizie che riguardano la compravendita dell'appartamento con vista sul Colosseo. "Secondo quanto riportato dai giornali, le persone sentite hanno riferito che il prezzo dell'immobile fu, per 900 mila euro, pagato con assegni circolari consegnati alle venditrici dallo stesso ministro, tratti su un conto corrente intestato all'architetto Zampolini e la cui provvista era riconducibile all'imprenditore Diego Anemone".

 

"Più di recente, poi la stampa ha riferito che la procura di Perugia sta indagando in ordine a preziosi favori che Scajola avrebbe, precedentemente alla compravendita de qua, elargito ad Anemone, facendo esplicito riferimento sia all'appalto concernente il cantiere del centro Sisde di piazza Zama a Roma, sia al rilascio del nulla osta di sicurezza, entrambi cronologicamente collocabili in un periodo in cui Scajola era ministro dell'Interno", ha aggiunto l'avvocato.

 

Secondo Perroni vengono a mancare i presupposti perché Scajola sia sentito come persona informata sui fatti. Una situazione che, ha chiosato l'avvocato, "non è corretta su un piano tecnico processuale e mi determina un comprensibile stato di imbarazzo a consentire che la richiesta audizione avvenga secondo le modalità indicate e senza, quindi, il rispetto delle garanzie difensive normativamente previste".

 

"È mia convinzione - ha concluso l'avvocato - che la Procura della Repubblica di Perugia non sia competente a conoscere di questa vicenda sia perchè i fatti sono tutti, pacificamente, avvenuti a Roma, sia perchè, in ogni caso, la competenza a giudicare il ministro Scajola sarebbe, eventualmente, di altro organo, vale a dire del Tribunale dei Ministri".

 

"È grave e avvilente e comunque poco comprensibile - che un uomo delle istituzioni adotti una linea di difesa che lo porta a sottrarsi ad un chiarimento della propria posizione di fronte all'autorità giudiziaria", ha commentato Donatella Ferranti, capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera. "È una scelta opinabile - ha aggiunto - perchè chi non ha nulla da nascondere non ha paura di raccontare la verità dei fatti nelle sedi proprie e non soltanto nelle trasmissioni televisive".

 

"Silvio Berlusconi ha fatto scuola - ha polemizzato Massimo Donadi, capogruppo dell'Idv a Montecitorio -. Anche l'ex ministro Claudio Scajola ha deciso di sottrarsi alla giustizia e di non presentarsi davanti ai giudici. Davvero un bell'esempio da parte di chi, sino a pochi giorni fa, era un importantissimo ministro della Repubblica. La Casta si sente intoccabile e non vuole farsi processare. È una delle degenerazioni prodotte da tanti anni di berlusconismo. Chissá che tra un pò non dovremo discutere di un lodo Scajola".

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