Intercettazioni, anche l'Onu boccia la ''legge-bavaglio''

Intercettazioni, anche l'Onu boccia la ''legge-bavaglio''

Intercettazioni, anche l'Onu boccia la ''legge-bavaglio''

Anche l'Onu boccia la ''legge-bavaglio''. Il governo italiano, ha affermato il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di espressione, Frank La Rue, deve "abolire o modificare" il progetto di legge sulle intercettazioni perché "se adottato nella sua forma attuale può minare il godimento del diritto alla libertà di espressione in Italia". Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, si è detto "fortemente sconcertato e sorpreso per la posizione del rappresentante dell'Onu".

 

In "tutti i paesi democratici il parlamento è sovrano e decide" ha aggiunto, e comunque "le proposte legislative prima vanno lette". Nella nota, La Rue si è detto "consapevole" del fatto che il disegno di legge sulle intercettazioni vuole rispondere alle preoccupazioni relative "alle implicazioni della pubblicazione delle informazioni intercettate per il processo giuridico e il diritto alla privacy".

 

Ma ha precisato che "il disegno di legge nella sua forma attuale non costituisce una risposta adeguata a tali preoccupazioni e pone minacce per il diritto alla libertà di espressione". Quindi ha raccomandato al governo "di impegnarsi in un dialogo significativo con tutte le parti interessate, in particolare giornalisti e organizzazioni della stampa, per garantire che le loro preoccupazioni siano prese in considerazione".

 

E si è detto pronto "a fornire assistenza tecnica per garantire" che il ddl "rispetti gli standard internazionali dei diritti umani sul diritto alla libertà di espressione". La Rue ha inoltre espresso preoccupazione per la prevista introduzione di una sanzione per i giornalisti e gli editori che pubblicano materiale  intercettato prima dell'inizio di un processo. "Una tale punizione, che include fino a 30 giorni di carcere e una sanzione fino a 10mila euro per i giornalisti e 450mila euro per gli editori, è sproporzionata rispetto al reato", ha affermato.

 

Inoltre, "queste disposizioni possono ostacolare il lavoro dei giornalisti di intraprendere giornalismo investigativo su questioni di interesse pubblico, quali la corruzione, data l'eccessiva durata dei procedimenti giudiziari in Italia, sottolineata a più riprese dal Consiglio d'Europa", ha osservato La Rue.

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