L'università italiana cambia volto, sì del Senato alla riforma

L'università italiana cambia volto, sì del Senato alla riforma

L'università italiana cambia volto, sì del Senato alla riforma

ROMA - L'università italiana cambia volto. Malgrado le proteste nei mesi scorsi di sindacati, ricercatori, opposizione e studenti contro il progetto del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, il testo, composto da 22 articoli, è passato all'esame del Senato con 152 si', 94 no e un astenuto. A favore hanno votato Pdl, Lega, Alleanza per l'Italia e i senatori delle minoranze linguistiche, contrari Pd, Idv, Udc e i senatori di Io Sud e del Movimento repubblicani europei.

 

L'aula ha esaminato oltre 400 emendamenti, 80 dei quali presentati dalla maggioranza. Ora l'esame passa alla Camera. Molte le nuove regole: dal reclutamento di professori e ricercatori ai mandati a tempo per i rettori (massimo 8 anni), un fondo per premiare gli studenti meritevoli e uno per i docenti migliori. Ma anche ruoli distinti per Senati accademici e Consigli di amministrazione, obbligo di certificazione delle ore di didattica per i professori, contratti a termine per i ricercatori.

 

Il ministro Gelmini ha anche garantito, attraverso un ordine del giorno, che c'è l'impegno del governo a recuperare una parte del taglio di un miliardo e 300 milioni della scorsa finanziaria. In particolare, "40 milioni di euro per ripristinare gli scatti di stipendio ai ricercatori". La riforma toccherà da vicino anche i professori ordinari, a partire da quelli a tempo pieno.

 

Per la prima volta saranno chiamati a svolgere attività formativa per almeno 1.500 ore nell'anno solare, di cui 350 di didattica. Per i docenti accademici inquadrati a tempo determinato, le ore di attività previste diventeranno 750 (almeno 250 dovranno essere spese per la didattica). Prevista anche la fusione degli atenei più piccoli, con l'obiettivo di ridurre le spese e migliorare l'offerta formativa. È prevista anche un'ulteriore operazione di 'pulizia' dagli atenei dei mini-corsi accademici cui sono iscritti, a volte, anche meno di dieci studenti.

La riforma renderà inoltre difficile il mantenimento in vita degli atenei, delle facoltà e dei dipartimenti accademici meno efficienti: per gli atenei in 'rosso', con seri problemi finanziari, scatterà il commissariamento. Le università che continueranno a far confluire oltre il 90% dei finanziamenti statali (fondo di finanziamento ordinario) negli stipendi del personale, non potranno bandire concorsi. Rimarranno in vita le borse di studio rivolte agli studenti meno abbienti (appartenenti a famiglie al di sotto di 15mila euro).

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