La maggioranza tiene, la Camera dice no alla sfiducia a Bondi

La maggioranza tiene, la Camera dice no alla sfiducia a Bondi

La maggioranza tiene, la Camera dice no alla sfiducia a Bondi

ROMA - Sandro Bondi resta ministro dei Beni culturali. L'Aula della Camera ha respinto le mozioni di sfiducia con 314 no, 292 sì e 2 gli astenuti. I presenti al voto erano 608, i votanti 606, la maggioranza richiesta 304. La maggioranza ha espresso lo stesso numero di voti registrato il 14 dicembre sul voto di fiducia al governo. Il ministro, nel suo intervento in Aula, aveva respinto al mittente le accuse e aveva contrattaccato: "La cultura è stata uccisa dalla sinistra".

 

Durante la votazione si è anche sfiorata la rissa nell'aula della Camera tra i finiani Fabio Granata e Nino Lo Presti. Quest'ultimo ha avuto un altro alterco con il deputato leghista Stefano Allasia che è preso uno schiaffo. Il vicepresidente Maurizio Lupi ha fatto appello alla calma, ma non ha sospeso la seduta, contrariamente a quanto reclamavano dai banchi del Pd. Poco dopo, Lo Presti ed Allasia hanno avuto un chiarimento.

 

Prima del dibattito il leader della Lega, Umberto Bossi, guardava con ottimismo al voto. Il ministro per le Riforme si era infatti detto convinto che Bondi sarebbe rimasto ministro, anche se aveva ribadito che "non bisognava ridursi così. Hanno lasciato andare tutto in malora perché pensavano che tanto poi il Nord gli avrebbe mandato i soldi. È stato un modo per spillarci soldi perché non è possibile che in tanti anni nessuno si sia accorto che crollava tutto".

 

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La maggioranza, d'altra parte, continua a premere in queste ore perché venga ridiscusso il ruolo del presidente della Camera Gianfranco Fini. "Mi pare che si debba dimettere", ha evidenziato il Senatur, secondo il quale un passo indietro della terza carica dello Stato sarebbe una "opportuna".

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