La vertigine del successo, la dignità delle persone

La vertigine del successo, la dignità delle persone


In campi diversi dell'operare umano è successo tante volte nella storia che una persona giunta a un alto posto di comando sia stata colpita dalla sindrome chiamata "vertigine del successo", una patologia che nasce e si sviluppa in relazione alla popolarità conquistata che viene ritenuta indice di consenso e sostegno a prescindere.


La conseguenza più negativa è una immagine superlativa di se stessi e la caduta del senso del limite, pensare di poter fare ogni cosa soggettivamente ritenuta lecita e profittevole anche se non consentita dalle leggi (che quindi vengono cambiate) e pur se in contrasto con l'etica comune e i principi morali, di fatto considerati insignificanti.


L'antico imperatore, o il moderno sovrano, giunto al delirio di onnipotenza non comprende perchè altre persone lo contestano e lo detestano, si arrabbia terribilmente contro chi osa mettere in discussione le sue decisioni ed esibizioni, utilizza tutti gli strumenti a disposizione  per dimostrare che ha ragione sempre e solo lui, anche quando si contraddice palesemente, mette alla frusta lo stuolo di cortigiani, famigli e beneficiati per amplificare la sua verità.

Oggi questo è il caso di Silvio Berlusconi, espressione italica attuale di una storia che anche poco prima dell'avvento della Repubblica ha dimostrato a cosa può portare la vertigine del successo (allora la popolarità acquisita con i fasti dell'impero) tanto nell'azione di governo quanto nei comportamenti individuali.


Certo, da allora sono cambiate tante cose e si può certo dire in meglio, molto meglio, ma è un fatto che si sta riproducendo una situazione nella quale il "principe" si erge sopra i comuni mortali e, sbandierando i sondaggi di opinione sul suo livello di popolarità, procede a operare ed esibirsi con una spregiudicatezza impressionante.

A partire dalla tutela degli interessi personali in campo televisivo e nelle cause giudiziarie, proseguendo con scelte di governo in tema di giustizia, sicurezza ecc., finendo con vicende che chiamano in causa la morale e la famiglia.     


Nell'ultimo caso, la mancanza del senso del limite ha portato Berlusconi ad atteggiamenti e comportamenti affatto consoni all'età anagrafica e sopratutto al primario ruolo pubblico svolto - fattori che dovrebbero spingere alla sobrietà e a fornire esempi positivi - fino  al punto di indurre la moglie a chiedere il divorzio spiegandone le ragioni sui giornali con abbondanza di riferimenti e non mancando di accennare alla conoscenza di particolari sgradevoli.

Il premier ha reagito con l'aiuto di un servizievole mestierante della TV pubblica come al solito negando tutto, raccontando storielle inverosimili sulla circostanza più in vista (la partecipazione alla festa di compleanno della ragazzina che lo chiama "papi" e che a richiesta lo va a trovare nei suoi palazzi romani e milanesi) gridando al complotto della solita sinistra e delle sue gazzette, tanto subdolo e raffinato da trarre in inganno l'ingenua Veronica.

E così la vicenda, personale ma non troppo - la distinzione tra vita privata e pubblica non vale quando si è primari attori istituzionali - è diventata il fatto politico più rilevante della settimana, con i vescovi che hanno criticato il Presidente del Consiglio, tanti  uomini politici che si sono schierati contro o a favore, TV e giornali scesi in campo.

Allora mi sarà consentito, da modestissimo commentatore, di dire anch'io la mia limitandomi agli aspetti essenziali.


Innanzitutto ho l'impressione che l'uomo Berlusconi abbia accentuato negli ultimi anni la tendenza già nota ad una concezione e a un rapporto con il mondo femminile, con le donne fisicamente intese, che denota qualcosa di anormale (la moglie ha scritto "non sta bene") forse la reminiscenza di un passato lontano, quando non era nessuno.


Dal pesante, per Veronica Lario, complimento alla Carfagna di qualche anno fa (non l'ha sposata ma è diventata ministro) alle raccomandazioni a Saccà per prestanti giovanotte interessate alla TV, dal reclutamento di veline e maggiorate per le elezioni europee (previo corso di "formazione di tre giorni") alle feste con ragazze sulle ginocchia, e ora alla non ben definita storia dei rapporti (quali ?) con la diciottenne napoletana, è tutta una escalation a sfondo sessuale, una grossolana esibizione di "ricerca, uso e possesso" delle donne che non trova riscontri recenti.

A parte tutto, il Silvio che si mette in luce anche nei consessi internazionali per comportamenti similari è sposato, padre di cinque figli già adulti ed anche nonno, è un grande imprenditore, Presidente di un partito importante, primo ministro della Repubblica italiana, cattolico praticante; tutte condizioni e ragioni che dovrebbero indurre a ben diversi atteggiamenti senza per questo scadere nella bigotteria, nel perbenismo eccessivo o nella seriosità noiosa.

Sopratutto colpisce, ecco il punto, il suo totale disprezzo per la dignità della moglie (e delle donne in generale) che evidentemente da per scontato debba sentirsi quasi onorata delle sue "imprese" o comunque indifferente alla esibizione delle sue "prede", alle quali assicura una carriera in TV o nella politica in posti ben remunerati.


Moglie che poi sbeffeggia e dileggia con l'accusa di essere caduta in un tranello della sinistra, cioè di essere una cretina o quanto meno una sprovveduta, con  l'aggiunta dello provocazione del "dovresti chiedermi scusa".


Ecco, io credo che in questo stia il massimo risvolto politico di questa vicenda: la totale noncuranza, anche con le forme plateali delle "esibizioni", per i sentimenti della moglie che sicuramente soffre, e di riflesso pure dei figli.

Non mi illudo che questa mia valutazione sia considerata da tutti obiettiva in quanto non è conforme a quella  "modernità" che considera ipocrita qualunque richiamo alla moralità, al rispetto dei principi di convivenza.


Mi rendo conto che il richiamo alla dignità delle persone oggi non è valore avvertito da tutti, la società dell'immagine in cui viviamo e la caduta dell'etica  spingono in altra direzione, contano i soldi e il potere, non importa come si arriva ad averli e mantenerli, e quindi anche sollazzare i potenti non fa più schifo.

Ma perlomeno si sappia che non tutti  partecipano giulivi al divertimento, ai fasti e nefasti "dell'imperatore".      

 

Giorgio Zanniboni                                                    

 

Commenti

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -