Mine anti-uomo, l'Onu punta il dito contro i paesi 'traditori'

Mine anti-uomo, l'Onu punta il dito contro i paesi 'traditori'

ROMA – E’ polemica sul ‘tradimento’ da parte di 14 Paesi del patto per lo sminamento non raggiungeranno l’obiettivo della rimozione entro il 2010 di tutte le mine posizionate. Tra gli stati incriminati risultano esserci anche Francia e Gran Bretagna, che ancora non hanno risolto il problema a Gibuti e nelle isole Falkland.


L’accusa arriva dallo studio, dal titolo “Landmine Monitor Report 2007: toward a mine-free world”, realizzato dall’International Campaign to ban landmines e presentato dalle Nazioni Uniti.


Nel mirino del documento finiscono paesi che negli anni sono stati dilaniati dalle guerre come Bosnia e Erzegovina, Cambogia, Chad, Croazia, Mozambico, Perù, Senegal, Tajikistan, Thailandia, Yemen e Zimbabwe. Questi sono accusati di non poter rispettare i termini sottoscritti con la firma della convenzione che proibisce l’uso, lo stoccaggio, la produzione e il commercio delle mine antiuomo e ne promuove la rimozione e la distruzione.


Dito puntato anche contro Niger e Venezuela, ai quali con qualche imbarazzo si affiancano anche Francia e Gran Bretagna, colpevoli di non aver ancora avviato le operazioni di bonifica. Accuse anche a Myanmar (ex Birmania) e Russia, unici paesi che continuano ad utilizzare gli ordigni.

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