Olimpiadi segnate dalla censura sul web: Pechino non mantiene la parola

Olimpiadi segnate dalla censura sul web: Pechino non mantiene la parola

Olimpiadi segnate dalla censura sul web: Pechino non mantiene la parola

Olimpiadi sotto il segno della censura. Pechino non fa marcia indietro. Sun Weide, il portavoce del comitato organizzativo dei Giochi ha assicurato l'utilizzo di internet ai giornalisti, solo per svolgere il loro lavoro. I blocchi sulla rete sono numerosi: pare siano off-limits anche i siti di Bbc, Deutsche Welle, dei giornali Apple Daily (Hong-Kong) e Liberty Times (Taiwan), oltre a quelli di Amnesty International o di Reporters Senza Frontiere. E tabù sono le parole "Fa Lun Gong" o "Tibet", che non daranno alcun risultato sui motori di ricerca.

 

Esempio lampante di repressione la condanna di un insegnante ad un anno di reclusione nei laogai, per aver diffuso su internet le immagini delle rovine della sua scuola, dopo il terremoto del 12 maggio scorso nel Sichuan.

 

Mancano nove giorni all'inizio dei Giochi Olimpici, ed il Comitato Organizzatore parla di siti considerati sensibili per il Governo che non saranno consultabili dai giornalisti stranieri. Promessa non mantenuta. Anche il Cio, Comitato olimpico internazionale,ha dovuto ammettere, con grande imbarazzo, di essersi accordato con la Cina per consentire il blocco dei siti web, dopo che aveva assicurato che l'accesso a Internet sarebbe stato libero.

 

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Nel frattempo la Cina non allenta la tensione in Tibet: il Governo ha deciso, per mantenere la sicurezza assoluta, di annullare tutti i permessi per militari e poliziotti che sorvegliano la capitale Lhasa e di raddoppiare il numero di agenti di guardia ai principali luoghi di transito, come stazioni e aeroporti.

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